dopo il vertice al Ministero dello Sviluppo, quello che secondo piazza due giugno serve per sperare di continuare a mantenere aperto il cantiere e’ un segnale di disponibilita’ da parte dei lavoratori, sia sull’ingresso di soci privati nell’assetto societario sia su una conversione, parziale o totale, alla nautica da diporto, per quanto riguarda la missione produttiva del cantiere. Due punti centrali della vertenza, su cui si e’ espressa proprio questa mattina l’assemblea dei lavoratori di nca.
Acquisizione immediata della commessa delle ferrovie, riapertura di un tavolo ministeriale sull’assetto societario alla presenza dei sindacati, ma soprattutto sì all’ingresso dei privati nel capitale di Nca e no secco al passaggio alla diportistica: sono questi i punti principali del documento approvato questa mattina dai lavoratori del cantiere navale di marina di carrara, che con il loro voto hanno inviato un messaggio chiaro e forte al governo e alle istituzioni locali. La buona notizia, per le sorti della trattativa, è che le tute blu hanno optato per un apertura ai privati: ben vengano nuovi investitori e soggetti altri dal pubblico, a patto che questi garantiscano gli attuali livelli occupazionali e che entrino con quote di minoranza, nella speranza che poi con la ripresa della navalmeccanica Nca possa sperare di rientrare nell’orbita di Fincantieri. Nel frattempo, hanno stabilito stamani i dipendenti di Nca, governo e regione, dovranno rimanere gli azionisti di riferimento del cantiere e tutelare non solo i 180 dipendenti diretti ma anche, e soprattutto la missione produttiva. E su questo fronte arriva invece la chiusura totale a ogni ipotesi di riconversione: dall’assemblea dei lavoratori è uscito infatti un no secco a eventuali passaggi alla diportistica, siano essi parziali o totali. “Vogliamo continuare a fare navi in ferro, di vetroresina non ne vogliamo nemmeno sentire parlare” hanno detto, stamani alcune tute blu, sintetizzando così quello che sicuramente sarà il punto più controverso del documento approvato dall’assemblea. Il rifiuto totale da parte di lavoratori e sindacati di ogni ipotesi di passaggio alla diportistica, infatti, rischia di far saltare non solo le trattative con il governo centrale sull’assetto societario di Nca ma anche, di mettere in seria crisi la coesione che finora ha caratterizzato il rapporto con le istituzioni locali:
