Criteri di disparità per l’assegnazione su bando pubblico delle strutture sociali: sarebbe così che per alcune di esse, come nel caso dei fondi sotterranei della ex Saffi la dirigente al sociale Daniela Tommasini, avrebbe imposto un bando pubblico a termine per l’assegnazione preferendo però quella diretta, per una associazione che gravita attorno alla UIL, per i locali dell’ex Molino Forti. Sempre secondo Franzoni, sarebbe stata proprio la particolare connotazione filo-socialista dei gestori a determinare la necessità o meno della gara pubblica. Ed è quindi Futuro e Libertà, per certi versi clamorosamente, a schierarsi dalla parte di Arci, associazione notoriamente di sinistra, chiedendosi perché, seppur già assegnatario della struttura non abbia potuto usufruire dello stesso strumento utilizzato nel caso Molino Forti, ovvero quello della trattativa privata. E il caso assumerebbe ancor maggiore gravità considerando il fatto che, oltre a garantire la continuità gestionale, Arci aveva apertamente proposto di gestire il centro gratuitamente. “Nonostante ciò”, accusa Franzoni, “si è preferito gravare sulle tasche dei cittadini assegnandolo a terzi e finanziandoli per 19 mila euro annui più Iva”. E da Futuro e Libertà si pongono dubbi anche riguardo al controllo effettuato sulla nuova gestione: “La dirigente ha mai avuto una relazione annuale dello stato delle attività svolte dai nuovi gestori?”, si domanda il partito e puntualizza: “Vorremmo sapere se risponde a verità la dinamica del caso occorso ai primi di dicembre e che portò alla chiusura del centro Saffi per qualche tempo: l’intervento del 118 in seguito al malore avuto da una ragazzina che sarebbe poi caduta in coma etilico”. Infine, anche riguardo al nuovo centro ricreativo e sportivo del PEEP, assegnato all’ENDAS, Futuro e Libertà ironizza: “Chissà se Tommasini è al corrente che questo è gestito dal figlio di un dipendente comunale, collaboratore stretto dell’assessore allo Sport Dante Benedini”.
