Dopo oltre vent’anni in provincia apuana, il dirigente assume il nuovo incarico al Colombarotto. Dalle inchieste sui falsi incidenti al traffico di droga, ha seguito alcune delle indagini più importanti del territorio
Dalla guida della Squadra mobile alla direzione del commissariato di Carrara. Antonio Dulvi Corcione lascia l’incarico che ha ricoperto a lungo in Questura per assumere la responsabilità del presidio di polizia di Carrara.
Cinquantasei anni, originario di Afragola e laureato in Giurisprudenza, ha scelto la divisa invece della professione forense e da oltre vent’anni lavora nella provincia apuana, dove ha seguito indagini e operazioni di grande rilievo.
Il suo arrivo a Massa-Carrara risale al 2003, dopo le esperienze professionali a Firenze e Arezzo nei reparti antisommossa. In quella veste partecipò al G8 di Genova e al Social Forum europeo di Firenze, in anni segnati da forti tensioni e scontri tra manifestanti e forze dell’ordine.
Nei primi anni in provincia si occupò soprattutto di polizia amministrativa, assumendo anche la responsabilità dell’Ufficio immigrazione. Nel 2010 arrivò alla guida della Squadra mobile, incarico che lo avrebbe portato a seguire alcune delle vicende giudiziarie più complesse della provincia.
Tra le prime emergenze affrontate ci fu l’alluvione tra il 31 ottobre e il primo novembre 2010, che provocò vittime a Lavacchio e nella frazione di Mirteto. Persero la vita Nara Ricci, 39 anni, e il figlio Mattia, di appena due anni, oltre ad Aldo Manfredi, camionista di 48 anni. Le indagini dovettero ricostruire quanto accaduto durante quella tragica notte e accertare le eventuali responsabilità.
Uno dei casi più dolorosi della cronaca apuana resta il duplice omicidio della notte di Natale del 2013, quando Andrea Fruzzetti ed Enrico Baria, entrambi giovani di Montignoso, furono uccisi a coltellate. Per il delitto Andrea Mazzi è stato condannato a trent’anni di reclusione. Le indagini coordinate dalla Squadra mobile ricostruirono anche i rapporti tra i gruppi di giovani coinvolti nella vicenda, portando a numerosi arresti e iscrizioni nel registro degli indagati.
Di dimensioni eccezionali fu poi l’inchiesta sui falsi incidenti stradali, passata alle cronache con il nome di «Grande botto» e conosciuta anche come «Assicuropoli». L’indagine fece emergere un sistema di presunte truffe assicurative costruito attorno a sinistri simulati, con il coinvolgimento di numerosi soggetti. Furono oltre 400 le persone raggiunte da avvisi di garanzia e 25, tra medici e broker, quelle arrestate secondo le ricostruzioni dell’epoca.
Importanti anche le operazioni contro il traffico di cocaina, condotte in collaborazione con la Direzione distrettuale antimafia, che portarono a sequestri di ingenti quantitativi di stupefacenti. Accanto al contrasto alla criminalità organizzata e ai reati economici, l’attività della Mobile si è concentrata sulla violenza di genere, sulle condotte persecutorie e sulle truffe ai danni delle persone anziane, con interventi mirati alla tutela delle vittime e all’individuazione dei responsabili.
Un lavoro investigativo che ha attraversato anni di cronaca, emergenze e inchieste, consolidando la conoscenza del territorio da parte del dirigente. Un’attività che gli è valsa anche un riconoscimento istituzionale: il 2 giugno scorso il presidente della Repubblica Sergio Mattarella lo ha nominato Cavaliere dell’Ordine al merito della Repubblica italiana.
Ora per Corcione si apre una nuova fase professionale alla guida del commissariato di Carrara. Un incarico diverso da quello investigativo svolto alla Squadra mobile, ma sempre legato al controllo del territorio, alla prevenzione dei reati e al rapporto quotidiano con cittadini e comunità.
Per Corcione si tratta di una nuova responsabilità professionale, dopo oltre vent’anni di servizio nella provincia apuana.
