La donna, originaria di Massa, fu trovata senza vita nel novembre scorso sul greto del Vara. Dopo gli accertamenti, la Procura di Genova non avrebbe rilevato elementi penalmente rilevanti. I familiari valutano l’opposizione
Si avvia verso la conclusione giudiziaria il caso della morte di Ombretta Bresciani, la donna originaria di Massa e spesso ospite di amici in Val di Vara, trovata senza vita il 19 novembre dello scorso anno sul greto del fiume a San Pietro Vara, nel territorio di Varese Ligure.
A dieci mesi dal decesso, la Procura di Genova ha chiesto l’archiviazione del procedimento aperto inizialmente per l’ipotesi di induzione al suicidio. Secondo quanto emerso dagli accertamenti svolti nel corso delle indagini, non sarebbero stati individuati elementi tali da configurare responsabilità di rilevanza penale.
La richiesta di archiviazione è arrivata al termine di una serie di verifiche, tra cui gli ultimi accertamenti effettuati dai Carabinieri del Ris di Parma su alcuni campioni biologici repertati sugli indumenti della donna.
Fin dalle prime fasi dell’inchiesta la Procura aveva disposto l’autopsia. Gli esami medico-legali avevano individuato le cause della morte nell’asfissia da annegamento e nell’ipotermia, quest’ultima favorita dalle condizioni di forte alterazione alcolica. Nel sangue della donna sarebbe stato infatti riscontrato un tasso alcolemico di 2,32 grammi per litro.
Gli accertamenti autoptici avevano escluso segni riconducibili a un’aggressione violenta. Sul corpo erano stati riscontrati alcuni ematomi, compreso uno nella zona dell’occhio, ritenuti compatibili con una caduta. La perizia, tuttavia, non aveva escluso in assoluto la possibilità che potesse esserci stato un intervento esterno, come una spinta o uno strattonamento.
Proprio per chiarire ogni possibile circostanza, le indagini avevano interessato anche il telefono cellulare di Ombretta, recuperato alcuni giorni dopo nel letto del fiume Vara dai sommozzatori dei Carabinieri.
L’analisi del dispositivo aveva rappresentato uno degli elementi sui quali i familiari avevano manifestato perplessità. Secondo la consulenza tecnica, lo smartphone sarebbe entrato in modalità di protezione a causa del contatto con l’acqua soltanto dopo le 16 del 18 novembre, mentre gli ultimi spostamenti della donna registrati da un’applicazione risalivano alla tarda serata del 17 novembre.
Una circostanza che aveva alimentato interrogativi da parte dei familiari, i quali non hanno mai ritenuto convincente l’ipotesi del suicidio.
I parenti della donna sono assistiti dall’avvocato spezzino Edoardo Truppa e, alla luce della richiesta di archiviazione avanzata dalla Procura, dovranno ora decidere se presentare opposizione al provvedimento.
La richiesta della Procura non chiude quindi ancora definitivamente la vicenda: la parola passa ora alla valutazione dei familiari e, successivamente, all’autorità giudiziaria chiamata a decidere sulla richiesta di archiviazione.
