Alla CA
Vescovo di Massa-Carrara e Pontremoli
Monsignor Mario Vaccari

Roma, 30 settembre 2026
Oggetto: CPR e norme DL scuola. Riflessione aperta con il vescovo di Massa-Carrara

Eccellenza Reverendissima, caro Fra Mario,

ho letto con attenzione l’intervista rilasciata ad Avvenire in data 28 settembre. Trovo assolutamente
condivisibile che le istuzioni si richiamino sempre alla necessità di tutelare la dignità di ogni persona.
Anche quando si tratta di garantre la sicurezza dei cittadini e la difesa dei confini.
Detto questo, però, credo sia importante evitare alcune semplificazioni.

Sui CPR dobbiamo pretendere che le condizioni di permanenza siano sempre rispettose della
persona e dei suoi diritti. Ma non possiamo negare la loro utilità o confondere la loro funzione con quella
dei centri di accoglienza.

I CPR non servono a integrare. Servono a rendere possibile l’espulsione di chi non ha titolo per
restare in Italia.

Chi può restare deve essere messo in condizione di integrarsi. Chi ha diritto alla protezione deve
essere protetto. Chi invece deve lasciare il Paese deve essere rimpatriato.

Non c’è contraddizione tra dignità della persona, sicurezza e difesa dei confini. Uno Stato serio deve
saper garantire tutte queste cose insieme.

Lo stesso vale per la scuola.
Definire le nuove misure «scelte ideologiche in vista delle elezioni» rischia di non coglierne il senso
e, soprattutto, di non entrare nel merito.

La norma non colpisce indiscriminatamente gli studenti stranieri. Cerca di evitare concentrazioni
eccessive di ragazzi che ancora non padroneggiano l’italiano e, allo stesso tempo, rafforza gli strumenti per il
loro apprendimento linguistico.

Serve agli studenti italiani, perché tutela la qualità dell’insegnamento. Ma serve anche agli studenti
stranieri, perché l’integrazione non si realizza semplicemente mettendo tutti nella stessa classe. Si realizza
dando a ciascuno gli strumenti per comprendere, partecipare e crescere insieme agli altri.

Quando invece le difficoltà linguistiche si concentrano tutte nelle stesse classi, il rischio è ottenere
l’effetto opposto: isolamento, difficoltà nell’apprendimento e, nei casi peggiori, vere e proprie classi-ghetto.

Su temi così complessi è naturale avere opinioni diverse. La voce della Chiesa è preziosa quando
richiama tutti alla centralità della persona. Proprio per questo credo sia importante evitare giudizi che
attribuiscano troppo rapidamente intenzioni ideologiche o elettorali a scelte che meritano invece di essere

valutate per ciò che prevedono e per gli obittivi che perseguono.

Accogliere chi ne ha diritto, integrare chi resta, rimpatriare chi deve partire e garantire una scuola
capace di insegnare davvero a tutti non sono obiettivi contrapposti.

Sono responsabilità diverse dello stesso Stato.


Con stima e cordialità,
Andrea Barabotti

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