A oltre 60 anni dalle dotte argomentazioni del prof. Erminio Ferrarini e a oltre 30 anni dall’accorato appello del prof. Giorgio Nebbia – osservazioni e suggerimenti da tutti assolutamente non ascoltati – oggi cosa ancora può essere fatto per evitare la totale distruzione della vegetazione spontanea e dunale del litorale.
Sempre più frequentemente – e ci sia concesso di evidenziare sempre più con l’esposizione di opinioni radicalmente contrastanti tra loro ed aventi l’effetto di concretizzarsi in una totale inconcludenza – assistiamo ad interventi sul gravissimo problema dell’erosione delle nostre spiagge, specialmente nel tratto fra la Partaccia ed il Poveromo.

Con questo intervento intendiamo richiamare l’attenzione non tanto sulle già molte volte discusse cause delfenomeno (drastica riduzione dell’apporto di sabbie dal fiume Magra, ostacolo fisico al loro spargimento ad opera della struttura del porto di Marina di Carrara che ha determinato una, non più correggibile, modifica della linea di costa conseguente all’ incremento dell’arenile dal Magra ad ovest della innaturale struttura portuale e al suo drastico decremento, continuo e costante nel tempo, ad est del porto fino a Marina di Massa, Ronchi e Poveromo) quanto sulle assai rilevanti e gravi modifiche che ha subito la spiaggia ubicata nel comune di Massa e cioè all’avvenuta quasi totale distruzione della una volta, fino agli anni ’60, rigogliosa vegetazione naturale esistente tra il viale a mare e l’arenile utilizzato per la balneazione.

E’ fin troppo facile osservare e denunciare che attualmente fino alla zona dei Ronchi non esiste più, tra il viale e la spiaggia, la benché minima zona a verde spontaneo e che le strutture commerciali e balneari (parcheggi-bar-ristoranti-cabine-così dette case di guardianaggio) sono tutte ubicate in fregio al viale e creano una bruttissima barriera che addirittura sostanzialmente ha fatto “sparire” la vista del mare.
Anche nel tratto di spiaggia ubicato fra i Ronchi e Poveromo la situazione del verde spontaneo e delle dune naturali è decisamente sotto attacco e la chiara tendenza è nel senso della loro progressiva totale distruzione quale conseguenza della necessità di arretrare le strutture per salvarle dall’erosione che progressivamente riduce l’arenile ed anche a causa di improvvide previsioni urbanistiche succedutesi nel tempo quale, ad esempio, l’ubicazione dei parcheggi in fregio al viale e cioè proprio laddove appunto esisteva la macchia spontanea preceduta, verso il mare, da dune protettive.
Sia l’Amministrazione Comunale che i politici che fanno i sopralluoghi e i tecnici incaricati di predisporre piani urbanistici non possono non essersi resi conto che sull’intera spiaggia comunale resistono, in buona sostanza, due soli tratti (concessione demaniale n°138 Associazione Balneare del Poveromo e concessione demaniale n°139 Associazione Nautica dei Ronchi) nei quali i concessionari hanno contrastato e fatto resistenza passiva all’applicazione delle sopradette errate disposizioni urbanistiche che se attuate avrebbero distrutto l’esistente verde spontaneo (nel quale, oltre ad altre numerose essenze botaniche autoctone, vi erano e vi sono esemplari di orchidee selvatiche: spiranthes spiralis pianta protetta e rara che fiorisce tardivamente (settembre ottobre); anacamptis pyramidalis pianta protetta e rara in pianura; anacamptis coriophora pianta protetta, rara e in forte regresso) e avrebbero permesso il posizionamento di cabine e attrezzature laddove vi era una duna sulla quale, tra l’altro, esisteva ed esiste tuttora una splendida colonia di pancratium maritimum/giglio di mare (pianta protetta e sempre più rara lungo le coste a causa dell’impatto antropico) , colonia che per superficie occupata e quantità di esemplari riteniamo essere degna di attenzione e tutela..

Ciò detto invitiamo le Istituzioni a prestare la massima attenzione e il massimo impegno perché quanto segnalato sia tutelato, anche cercando di tenere a bada le specie alloctone che si sono inserite, ottenendo così lo scopo di conservare un ambiente naturale e gradevole che potrebbe essere un vanto per il nostro territorio specialmente se si riuscisse a creare condizioni analoghe pure in altri bagni, il tutto nell’interesse della collettività e della natura.
Prof. Dino Marchetti
