
Confesercenti lancia l’allarme sulla chiusura di 639 attività in provincia e 433 nel comune di Massa. Numeri pesanti, ma il problema non può essere attribuito soltanto alle grandi piattaforme: occorre interrogarsi anche sulla capacità del territorio di creare nuove imprese e sulle ragioni che spingono i cittadini a fare acquisti a Sarzana, Pietrasanta, Viareggio o sul web.
Novantasei milioni di euro di ricchezza persi in provincia di Massa Carrara tra il 2019 e il 2025. È il dato più pesante contenuto nell’analisi diffusa da Confesercenti, che denuncia la progressiva desertificazione commerciale del territorio. In sei anni sarebbero venute meno 639 attività al dettaglio, pari al 17,8 per cento. Nel solo comune di Massa le imprese cessate sarebbero 433, con una perdita stimata di 65 milioni di euro.
Numeri che non possono essere ignorati. Ma proprio questi numeri suggeriscono una domanda che nel comunicato rimane sostanzialmente sullo sfondo: perché stanno chiudendo così tanti negozi e, soprattutto, perché non vengono sostituiti da nuove attività?
Attribuire gran parte della responsabilità alla grande distribuzione online rischia infatti di essere una spiegazione soltanto parziale. Amazon e le altre grandi piattaforme hanno certamente modificato le abitudini di consumo, ma il fenomeno della desertificazione commerciale è più complesso.
C’è anche un problema di ricambio imprenditoriale.
Aprire oggi un negozio significa affrontare affitti, tasse, utenze, costi del personale, burocrazia, contributi e una concorrenza sempre più ampia. Ma significa anche avere un’idea, investire capitale, assumersi un rischio e lavorare spesso molte ore al giorno. E forse è proprio questo uno degli aspetti sui quali sarebbe necessario aprire una riflessione: quanti giovani, quanti professionisti e quanti potenziali imprenditori sono realmente disposti oggi a mettersi in proprio e ad aprire un’attività commerciale?
Il dato sulla diminuzione dei titolari è significativo. A Massa, secondo Confesercenti, nel periodo considerato si sono persi 526 titolari nel commercio al dettaglio, mentre contemporaneamente sono aumentati di 145 unità i dipendenti.
È un elemento interessante perché racconta una trasformazione, non soltanto una semplice scomparsa del commercio. E proprio per questo sarebbe utile capire se il problema sia esclusivamente la domanda oppure anche la difficoltà di creare nuova offerta commerciale.
C’è poi un’altra domanda, forse ancora più scomoda per il territorio.
Perché un cittadino di Massa dovrebbe andare a fare acquisti a Sarzana, Pietrasanta o Viareggio?
E perché dovrebbe scegliere un centro commerciale o una piattaforma online invece di un negozio sotto casa?
La risposta non può essere sempre “perché costa meno”. Ci sono anche qualità dell’offerta, varietà dei prodotti, capacità di attrazione dei centri urbani, parcheggi, viabilità, servizi, eventi, qualità degli spazi pubblici e capacità dei negozi di rinnovarsi.
Se un consumatore sale in macchina e percorre decine di chilometri per andare a comprare qualcosa altrove, significa che quel territorio non sta riuscendo a soddisfare una parte della domanda. E questo dovrebbe diventare uno degli elementi centrali del dibattito.
Non basta quindi difendere il negozio esistente. Bisogna creare le condizioni perché qualcuno abbia voglia di aprirne uno nuovo.
La proposta di legge sostenuta da Confesercenti può rappresentare uno strumento, ma una legge nazionale difficilmente potrà risolvere da sola un problema che ha anche caratteristiche profondamente locali.
Massa, in particolare, deve chiedersi quale modello commerciale vuole costruire per i prossimi dieci o vent’anni. Un centro cittadino vivo non nasce soltanto impedendo la chiusura dei negozi. Nasce anche creando attrattività, favorendo nuove imprese, riducendo gli ostacoli per chi vuole investire, rendendo gli spazi commerciali accessibili e costruendo una città nella quale le persone abbiano un motivo per venire, fermarsi e spendere.
E c’è un ultimo elemento da non sottovalutare: il consumatore ha cambiato abitudini, ma non è diventato improvvisamente infedele al proprio territorio. Se trova a Sarzana, Pietrasanta, Viareggio o online ciò che cerca più facilmente, a un prezzo conveniente o in un ambiente più attrattivo, semplicemente si sposta.
Per questo la battaglia contro la desertificazione commerciale dovrebbe avere due facce: da una parte difendere le attività esistenti, dall’altra ricostruire una cultura dell’impresa e dell’iniziativa privata, soprattutto tra i giovani.
Perché il problema non è soltanto quanti negozi hanno chiuso.
Il vero interrogativo è quanti nuovi imprenditori siano pronti ad aprire domani quelli che oggi stanno chiudendo.
E forse è proprio da questa domanda che dovrebbe partire qualsiasi strategia seria per rilanciare il commercio di Massa.
Voce Fuori Campo
