«50 famiglie rischiano la casa e le istituzioni tacciono». Il Comitato Inquilini SEN rompe il silenzio: «Dopo dieci mesi in cui nessuno ha trovato una soluzione, pretendiamo risposte». Convocati Comune, Prefettura, proprietà e politica
Dopo lettere, PEC, accorati appelli rimasti inascoltati, incontri in Comune senza una soluzione concreta e ripetute comunicazioni alla Prefettura e alla sindaca, gli inquilini degli immobili SEN Srl hanno deciso di rompere gli indugi e convocare direttamente istituzioni, proprietà e politica.
L’appuntamento è per mercoledì 21 ottobre alle ore 10.30 nella sala comunale di Carrara. Saranno invitati anche i rappresentanti politici locali, regionali e nazionali, oltre a giornalisti e televisioni, per confrontarsi pubblicamente sulla situazione di circa 50 famiglie che vivono da mesi nell’incertezza abitativa.
«Basta, siamo esasperati – spiega Daniele Sanguinetti, presidente del Comitato Inquilini SEN –. Sono state notificate a tutti noi ”Intimazioni di non rinnovo contratto alla scadenza”, e la volontà della proprietà di sfrattarci tutti.
Alcuni contratti del 2026 sono già scaduti, a breve ne arriveranno altri, a valanga. Abbiamo denunciato tutto e nessuno ha alzato un dito. Chiediamo da dieci mesi un tavolo istituzionale e nessuno ci considera. Quindi ora abbiamo deciso di fare noi il primo passo. Questa vicenda non può più essere affrontata nel silenzio: vogliamo sapere perché nessuno riesca a dare una risposta alle nostre famiglie. Ci sentiamo abbandonati dalle istituzioni.»
Il contenzioso tra SEN e Comune
Secondo quanto riferito dal Comitato, fin dall’inizio SEN ha reso nota l’esistenza di un contenzioso con il Comune relativo alla fiscalità degli immobili, in particolare IMU e TARI, e alla loro destinazione sociale.
Si tratta, ricordano gli inquilini, di alloggi costruiti nell’ambito di convenzioni stipulate tra Comune e SEN negli anni Ottanta, con la finalità di ospitare famiglie indicate dall’amministrazione comunale e nell’ambito di condizioni agevolate previste dalle stesse convenzioni.
È proprio sulla natura e sulla destinazione di questi immobili che oggi, secondo il Comitato, regna la maggiore confusione. Gli inquilini ricordano che, in una comunicazione del gennaio scorso, la stessa SEN avrebbe fatto riferimento alla controversia su IMU e TARI e alla natura sociale degli alloggi.
«Da una parte ci sono comunicazioni della proprietà che fanno riferimento alla natura sociale degli immobili, dall’altra assistiamo a posizioni che sembrano andare in direzioni diverse – afferma Sanguinetti –. Noi chiediamo semplicemente di sapere, una volta per tutte: questi alloggi sono o non sono destinati a una funzione sociale? E, in questo caso, a quale forma di tutelapossiamo appellarci?»
Per ricostruire la situazione, il Comitato ha presentato al Comune una lunga richiesta di documentazione già dalla fine di luglio, ma, riferiscono gli inquilini, a oggi non avrebbe ricevuto documentazione utile a chiarire la vicenda. «Noi non siamo parte della controversia tra SEN e Comune – sottolinea Sanguinetti – eppure ci chiediamo se le famiglie non stiano finendo per pagare il prezzo di un conflitto che non ci riguarda. Se non è così, allora chiediamo che vengaspiegato pubblicamente quale sia il progetto per questi immobili.» 112 appartamenti, oltre la metà vuoti
A preoccupare il Comitato sono anche i numeri: quattro palazzi, complessivamente 112 appartamenti, dei quali oltre la metà risulterebbe oggi vuota, secondo i dati raccolti dagli stessi inquilini.
Un dato che, secondo il Comitato, rende ancora più urgente capire quale sia la destinazione futura degli immobili e quale ruolo abbiano avuto, e abbiano tuttora, le istituzioni pubbliche nella gestione di questa situazione.
Una vicenda che si trascina da decenni
Gli inquilini ricordano che situazioni analoghe si sono già verificate in passato. Nel 2004, per esempio, la questione degli alloggi SEN arrivò all’attenzione dell’allora sindaco Giulio Conti e del prefetto Domenico Mannino.
In quella fase intervenne pubblicamente anche l‘associazione ADIPEL, denunciando «molti lati oscuri inquesta storia». La vicenda portò allora velocemente alla stipula di nuovi contratti.
«Sono passati più di vent’anni e ci ritroviamo ancora a parlare dello stesso problema. Ci chiediamo cosa sia cambiato da allora e perché non si riescafinalmente ad affrontare la questione in modo definitivo e trasparente.»
«Ci sentiamo carne da macello»
Tra gli abitanti cresce intanto l’esasperazione. «Ci sentiamo carne da macello nelle mani di chi può decidere, da un momento all’altro, se lasciarci dentro casa oppure mandarci via. Noi siamo famiglie,
abbiamo pagato regolarmente l’affitto e qui abbiamo costruito la nostra vita.»
Il Comitato denuncia inoltre quella che considera l’assenza di un adeguato monitoraggio della situazione sociale e abitativa delle famiglie coinvolte.
«Il Comune conosce quante persone anziane vivono in questi palazzi?
Conosce quante persone si trovano in difficoltà economica, quante hanno disabilità o patologie importanti e quanti minori sono presenti?»
«Dopo dieci mesi vogliamo sapere cosa è stato concretamente fatto. È stato effettuato un censimento delle situazioni di fragilità? Sono stati coinvolti i servizi sociali? Quale percorso è stato predisposto per queste famiglie?»
La domanda alla sindaca Arrighi: «Sindaca, cosa intende fare?»
La richiesta è ora rivolta direttamente all’amministrazione comunale e, in particolare, alla sindaca Serena Arrighi.
«Venga il Comune, venga la Prefettura, venga SEN, venga la sindaca, venga la politica e venga la stampa. Ognuno dica pubblicamente cosa ha fatto fino a oggi e cosa intende fare da domani. Non possiamo più accettare il silenzio.»
Il Comitato ribadisce di non chiedere privilegi, ma chiarezza e tutela per famiglie che, secondo quanto riferiscono gli stessi inquilini, hanno sempre rispettato i propri obblighi.
«Non chiediamo privilegi. Chiediamo chiarezza e che venga tutelato il diritto alla casa. Dietro la cifra di “50 sfratti” non ci sono numeri: ci sono cinquanta famiglie.»
