venerdì 25 settembre 2026 alle ore 10:00 presso l’Aula Magna dell’Istituto Tecnico Domenico Zaccagna

Ci sono luoghi in cui la montagna smette di essere semplicemente elemento geologico per mostrarsi come gigantesca scultura a cielo aperto. È questa la profonda e affascinante intuizione al centro della mostra “Apuane Scolpite – I colori del bianco”, a cura di Barbara Biggi (Club UNESCO Carrara dei Marmi), che sarà allestita in occasione dell’atteso convegno “Viaggio alle origini del Geoparco delle Apuane: le montagne scolpite ed il contributo di Domenico Zaccagna”.

L’evento, promosso dal Club UNESCO Carrara dei Marmi si terrà venerdì 25 settembre 2026 alle ore 10:00 presso l’Aula Magna dell’Istituto Tecnico Domenico Zaccagna, in Viale XX Settembre 116 a Carrara. Una mattinata di alto valore culturale pensata per esplorare il patrimonio geologico, storico e paesaggistico del territorio, celebrando anche la straordinaria figura del geologo Domenico Zaccagna.

Guardando pareti come quelle delle nostre montagne, ci si rende conto di come il confine tra ciò che è naturale e ciò che è artificiale si faccia incredibilmente sottile. Da un lato ci sono le forze millenarie della Terra, le faglie e le tensioni tettoniche che hanno spaccato la pietra nel corso delle ere. Dall’altro la mano dell’uomo, che con i suoi tagli netti e geometrici si inserisce in quelle fratture preesistenti, quasi dialogando con esse.

È un cortocircuito visivo affascinante: il caos primordiale della roccia grezza incontra la precisione millimetrica dell’estrazione. I tagli artificiali e le spaccature naturali finiscono per diventare un tuttuno, trasformando il paesaggio in un’opera in cui geologia e architettura si fondono completamente. Come ricordava Michelangelo ogni blocco cela già in sé l’opera d’arte, e all’artista spetta il compito di liberarla. Ed è proprio così che l’idea originaria prende vita grazie a una rigorosa traduzione nella materia.

L’esposizione — sintesi di anni di osservazione di queste montagne irripetibili — guida lo spettatore attraverso una polifonia cromatica e materica sorprendente. Non c’è solo il marmo bianco di Carrara, custode della luce classica ed eterna e del millenario lavoro dell’uomo; le Apuane svelano anche la geologia infuocata del marmo rosso di Castelpoggio, i flussi intensi di viola e cobalto del paonazzo in “Le vene del tempo”, e l’abisso profondo del nero di Colonnata.

Spicca inoltre l’opera evocativa Apua Mater: il respiro verticale, dove le forme di un corpo femminile si

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