Aveva 78 anni. La malattia e l’ultima crisi respiratoria a Roma: nei giorni scorsi il ricovero in terapia intensiva e poi il trasferimento in una struttura privata. Una vita politica segnata dalle battaglie per i diritti civili e l’Europa

È morta a Roma, all’età di 78 anni, Emma Bonino, una delle figure più riconoscibili e longeve della politica italiana contemporanea. La storica esponente radicale si è spenta dopo una lunga malattia, al termine di un aggravamento delle condizioni di salute che nei giorni scorsi aveva reso necessario il ricovero d’urgenza.

Bonino era stata trasportata in codice rosso all’ospedale Santo Spirito di Roma il 7 settembre, dopo un peggioramento della funzionalità respiratoria. I medici avevano disposto il ricovero in terapia intensiva per monitorare i parametri. In quei giorni le sue condizioni erano state definite gravi, pur mantenendosi vigile e lucida.

Il 10 settembre era uscita dalla terapia intensiva ed era stata trasferita in una struttura privata, secondo quanto concordato tra il medico curante Claudio Santini e gli specialisti del Santo Spirito. L’ultimo bollettino aveva parlato di una situazione ancora delicata, mentre i familiari avevano chiesto riserbo sulle condizioni e sulla struttura scelta per il trasferimento.

Con la scomparsa di Emma Bonino se ne va una protagonista di decenni della vita politica italiana. La sua storia pubblica è stata legata soprattutto al Partito Radicale e alle battaglie sui diritti civili, dall’autodeterminazione alla libertà individuale, fino alle campagne contro la pena di morte e per i diritti delle donne.

Nel corso della sua lunga carriera ha ricoperto importanti incarichi istituzionali in Italia e in Europa. È stata parlamentare, ministra degli Esteri e commissaria europea per gli Aiuti umanitari dal 1994 al 1999. Negli ultimi anni è stata tra le figure di riferimento di +Europa, formazione politica della quale è stata una delle fondatrici.

La sua vita politica è stata segnata anche dalla malattia. Nel 2015 le era stato diagnosticato un tumore al polmone, affrontato con un lungo percorso terapeutico che non aveva interrotto il suo impegno pubblico. Nel 2025 era stata nuovamente ricoverata al Santo Spirito e successivamente trasferita alla Stroke Unit del San Filippo Neri. In quell’occasione i medici avevano escluso una recidiva del tumore, individuando nel problema metabolico la causa del malore.

La scomparsa di Bonino chiude così una lunga stagione del radicalismo italiano e lascia un vuoto nella politica italiana. Una figura spesso divisiva, ma capace per decenni di portare al centro del dibattito pubblico temi destinati a segnare profondamente la società italiana.

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