Si alleggeriscono le misure cautelari nell’ambito della maxi inchiesta della Procura sui presunti certificati d’invalidità “facili”, che lo scorso gennaio aveva scosso profondamente la provincia apuana.

Il Tribunale di Genova, sezione d’appello del Riesame, ha infatti disposto la revoca degli arresti domiciliari per il medico legale Maurizio Ratti, accogliendo l’istanza presentata dal suo difensore, l’avvocato Riccardo Balatri.

Ratti figura nota nel territorio per il suo ruolo nell’ambito medico-legale, era stato inizialmente condotto in carcere per poi essere posto ai domiciliari. Ora, con la decisione del Riesame, viene meno anche quest’ultima misura restrittiva.

L’inchiesta, coordinata dalla Procura guidata dal procuratore Piero Capizzoto, aveva portato il 15 gennaio all’arresto di cinque persone, accusate a vario titolo di corruzione e falso in atto pubblico. Tra loro anche il consigliere comunale Giovanni Giusti – eletto nella lista “Francesco Persiani sindaco” ed ex esponente del Partito Democratico – e la dottoressa Anna Santinami, entrambi già tornati in libertà lo scorso febbraio. Completano il quadro degli indagati Elio Guatieri e Marco Lazzini.

Secondo l’impianto accusatorio, gli indagati avrebbero messo in atto, in maniera sistematica, condotte finalizzate a favorire il riconoscimento di invalidità civili in cambio di denaro. Le presunte irregolarità riguarderebbero pratiche per ottenere benefici assistenziali, previdenziali e lavorativi.

Le indagini, avviate nel dicembre 2024 a seguito della denuncia presentata da una donna due mesi prima, hanno consentito agli inquirenti di ricostruire numerosi episodi, delineando un quadro ritenuto grave a carico del medico legale. Ratti è accusato di aver sfruttato il proprio ruolo all’interno della commissione medico-collegiale per orientare l’esito delle valutazioni.

Sarebbero circa 103 i soggetti che avrebbero beneficiato dei presunti favoritismi. La loro posizione è attualmente al vaglio della Procura: in queste settimane, molti di loro stanno comparendo davanti ai magistrati per chiarire il proprio coinvolgimento.

Nel corso dell’operazione di gennaio, i carabinieri avevano effettuato diverse perquisizioni, e sequestrato documentazione negli uffici del medico legale nei pressi dell’obitorio di Massa.