Interrogatori in carcere a Massa: versioni concordanti sulla lite. Il giudice si riserva, domani a Genova l’audizione del minorenne
Si sono conclusi nel carcere di Massa i primi interrogatori dei due giovani fermati per l’uccisione di Giacomo Bongiorni, il 47enne morto dopo l’aggressione avvenuta in piazza Palma.
Entrambi hanno respinto ogni addebito, fornendo una versione dei fatti che ridimensiona il loro coinvolgimento diretto nel pestaggio.
Il 23enne Alexandru Miron, difeso dall’avvocato Furlan, ha negato di aver colpito la vittima. «Il mio assistito non ha mai toccato la vittima – ha spiegato il legale – e si ritiene non responsabile, pur essendo profondamente dispiaciuto per quanto accaduto».
Secondo la ricostruzione fornita, tutto sarebbe nato da una bottiglia caduta a terra: i giovani l’avrebbero raccolta dopo essere stati richiamati, ma un episodio successivo avrebbe innescato il caos. «Non sarebbero stati i ragazzi a scatenare il parapiglia», ha aggiunto Furlan.
Una versione sostanzialmente analoga è stata fornita anche dal 19enne difeso dall’avvocato Enzo Frediani. Anche in questo caso si parla di una bottiglia caduta e raccolta, con la situazione degenerata solo in un secondo momento.
Secondo il racconto del giovane, sarebbe stato Bongiorni ad avvicinarsi al gruppo e a colpirlo con una testata, provocando una reazione difensiva.
Il legale Frediani ha inoltre contestato la legittimità del fermo, sostenendo che non sussisterebbero elementi concreti di pericolo di fuga.
Al termine degli interrogatori, il giudice si è riservato la decisione sulla convalida dei provvedimenti.
Intanto proseguono le indagini per chiarire l’esatta dinamica dei fatti e le responsabilità individuali. Domani mattina, a Genova, è previsto l’interrogatorio del minorenne coinvolto nella vicenda, ritenuto uno dei protagonisti dell’aggressione.
