La sindaca Arrighi parla di “nuove competenze”, ma il Pd carrarese appare diviso e ripiegato su logiche interne mentre la città resta sullo sfondo

Altro che riorganizzazione amministrativa: il siluramento dell’assessora Lara Benfatto segna l’ennesimo passaggio di una crisi politica tutta interna al Partito democratico carrarese, consumata lentamente nell’arco di un anno e conclusa con un atto che appare più come una regolazione di equilibri di partito che una scelta nell’interesse della città.

La decisione della sindaca Serena Arrighi di revocare le deleghe a sport, turismo e commercio arriva infatti al termine di mesi di indiscrezioni, tensioni e rinvii, in quella che gli stessi ambienti del Pd avevano ormai definito un vero e proprio “conclave”. Una lunga agonia politica senza mai chiarire apertamente le ragioni reali del cambiamento.

La motivazione ufficiale — la necessità di “nuove competenze” legate ai progetti dell’articolo 21 e alla proroga delle concessioni degli agri marmiferi convince poco. Non solo perché esistono già assessorati e deleghe specifiche sul tema, a partire da quelle detenute dalla stessa sindaca e dall’assessore Moreno Lorenzini, ma soprattutto perché appare evidente a molti osservatori che la sostituzione risponda a un equilibrio politico interno: fare spazio al capogruppo Pd Gian Maria Nardi e consolidare assetti in vista delle prossime elezioni amministrative.

Una scelta che solleva più di una domanda. Se davvero servivano competenze diverse, perché attendere oltre un anno? E perché arrivare alla revoca solo ora, a ridosso della campagna elettorale? Il sospetto diffuso è che la città sia stata ancora una volta spettatrice passiva di dinamiche di partito, mentre le priorità amministrative restano in secondo piano.

A rendere la vicenda ancora più controversa è il consenso trasversale di cui godeva Benfatto. Nei mesi scorsi il mondo dello sport e del commercio aveva preso posizione pubblicamente in sua difesa, riconoscendole impegno e presenza costante sul territorio. Un apprezzamento raro, condiviso persino da settori dell’opposizione. Non proprio il profilo di un assessore inefficace.

Il rimpasto, inoltre, sembra aver spaccato lo stesso Pd. Parte degli iscritti chiedeva un confronto interno, un’assemblea mai convocata. Segno di un partito che appare sempre più chiuso nelle decisioni dei vertici e sempre meno disposto al dibattito pubblico. E mentre via Groppini prova a ricompattarsi, cresce tra i militanti il malcontento verso la leadership della sindaca Arrighi, considerata da alcuni troppo fragile per affrontare una nuova candidatura.

Il risultato è un doppio cortocircuito politico: da un lato una maggioranza che cambia assetti senza coinvolgere pienamente la coalizione; dall’altro un partito che, invece di rafforzarsi a un anno dal voto, espone pubblicamente le proprie divisioni.

Il rischio più grande, però, riguarda l’immagine delle istituzioni. Tenere per mesi un assessore in bilico, per poi sostituirlo con motivazioni tecniche che appaiono tardive, trasmette ai cittadini l’idea di un’amministrazione più impegnata a gestire equilibri interni che a governare davvero.

E mentre il Pd carrarese chiude finalmente la sua lunga partita interna, resta aperta la domanda politica più pesante: questo rimpasto serve davvero a Carrara o soltanto agli assetti del partito?

Al momento, l’unica certezza è che la città assiste a un cambio di poltrone mentre le risposte sui problemi concreti continuano ad attendere.

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