Duro comunicato del sindacato di Massa Carrara sulla revoca di Porzano

La revoca dell’incarico all’Amministratore Unico di CERMEC, Lorenzo Porzano, decisa da RetiAmbiente, su forte input del Comune di Carrara, non è soltanto un atto amministrativo. È un passaggio che solleva interrogativi politici profondi e lascia l’amaro in bocca.

Nelle società partecipate i cambi al vertice non sono una novità. Presidenti e Amministratori vanno e vengono, spesso seguendo il ritmo delle maggioranze e degli equilibri tra enti soci. È parte del sistema. Ma qui il copione appare diverso. Porzano era stato riconfermato appena un anno fa, dopo aver guidato un percorso di risanamento di un’azienda storicamente complessa, segnata da alcune gestioni difficili. I conti erano stati rimessi in ordine, la struttura riportata su binari di maggiore stabilità nonché traghettato la Società nell’ultimo atto del concordato preventivo. I risultati, almeno sul piano economico e progettuale per il futuro, erano evidenti.

Perché allora questa revoca?

La risposta formale potrà essere tecnica. Ma quella sostanziale appare inevitabilmente politica. E in questo quadro colpisce il ruolo della sindaca di Carrara, Serena Arrighi, che aveva condiviso e sostenuto la riconferma dell’amministratore in sinergia con il Comune di Massa solo dodici mesi fa. Di fronte alle contestazioni e al clima crescente di polemica, l’impressione è che sia mancata una difesa chiara delle scelte compiute e dei risultati raggiunti.

In particolare pesa il confronto con la CGIL, che hanno reiterato nel tempo accuse e critiche nei confronti dell’amministratore mai realmente dimostrate ma ripetute come un mantra sulla stampa e sui social. In una dinamica fisiologica di relazioni industriali, il conflitto può essere anche aspro. Ma quando il conflitto diventa elemento determinante nella sorte di un incarico, il confine tra dialettica sindacale e condizionamento politico si fa sottile.

Il messaggio che rischia di passare è preoccupante: non basta risanare un’azienda, non basta garantire equilibrio finanziario e continuità gestionale. Conta, piuttosto, non entrare in rotta di collisione con chi ha capacità di pressione pubblica. Se così fosse, non sarebbe solo la fine anticipata di un mandato. Sarebbe un segnale di fragilità delle istituzioni, incapaci di sostenere proprie scelte precedentemente assunte nell’interesse generale di un territorio e dei suoi cittadini.

Le società partecipate gestiscono servizi essenziali e risorse pubbliche. Hanno bisogno di competenza, stabilità e autonomia. Quando le decisioni appaiono guidate più dalla contingenza politica che da una valutazione oggettiva dei risultati, la credibilità dell’intero sistema ne esce indebolita.

Ed è questo, forse, l’aspetto più triste della vicenda: non la revoca in sé, ma l’ombra che proietta sul rapporto tra amministrazione, politica e interesse pubblico.

Detto questo, non resta che augurare buon lavoro al nuovo amministratore Avv. Luigi Guccinelli, con l’auspicio che possa essere affiancato da una figura dotata di adeguate competenze tecniche, diversamente da quanto avvenuto con il suo predecessore.

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