Dopo oltre sessant’anni di attesa sono iniziate le operazioni di bonifica nel sito inquinato della Buca degli Sforza, un intervento considerato storico per il territorio e destinato a restituire all’area il suo equilibrio naturale. Un passo decisivo per la tutela ambientale e della salute pubblica.
Già nelle prime settimane di attività decine di autotreni hanno trasportato le terre contaminate verso impianti e discariche autorizzate. Nel cantiere sono stati installati sistemi di monitoraggio della qualità dell’aria, impianti per il lavaggio delle ruote dei mezzi e altre misure di sicurezza per garantire interventi controllati in un’area che per decenni è stata simbolo di degrado ambientale.
Il cantiere è in movimento con tutte le precauzioni necessarie per operare in sicurezza in un luogo dove per anni sono state chieste i lavori per ripristinare le condizioni originarie: zone umide ricche di biodiversità
Il sito, infatti, è stato per lungo tempo al centro delle denunce delle associazioni ambientaliste. Già nel 1992, un comunicato parlava di un’area desertica evidenziando anche i rischi per la salute pubblica legati alla presenza di contaminanti nell’aria e al dilavamento dei terreni verso i corsi d’acqua limitrofi, con il possibile trascinamento degli inquinanti fino al mare.
Il progetto di bonifica, finanziato con circa 11 milioni di euro provenienti dalle risorse del Piano nazionale di ripresa e resilienza destinate ai cosiddetti “siti orfani”, prevede la rimozione completa degli inquinanti e la riqualificazione ambientale dell’area. L’obiettivo è ricreare una zona umida retrodunale e una naturale cassa di espansione del Canalmagro-Fescione, contribuendo alla tutela dell’ecosistema e alla sicurezza idraulica.
L’auspicio è che il 2026 possa rappresentare l’anno della rinascita per un territorio rimasto a lungo segnato dall’inquinamento e dall’abbandono.
Con l’avvio della bonifica, la Buca degli Sforza si prepara dunque a cambiare volto, con l’obiettivo di restituire al territorio un ambiente naturale recuperato e sicuro dopo decenni di emergenza ambientale.
