Si è concluso con una lunga serie di condanne per corruzione, ma anche con assoluzioni e numerosi reati dichiarati prescritti, il primo filone della maxi inchiesta sui falsi incidenti stradali, conosciuta come operazione “Il Botto”.
Il Tribunale di Massa ha emesso la sentenza nei confronti di undici imputati ritenuti coinvolti, a vario titolo, in un presunto sistema che tra il 2012 e il 2019 avrebbe messo in scena decine di sinistri stradali simulati per ottenere risarcimenti indebiti dalle compagnie assicurative.
L’inchiesta, coordinata dalla Procura di Massa, aveva ipotizzato l’esistenza di un sistema ben rodato: finti incidenti stradali, accessi al pronto soccorso, certificazioni mediche e pratiche legali finalizzate a ottenere risarcimenti di importo contenuto, tali da non attirare l’attenzione delle compagnie assicurative. Secondo l’accusa, tutto sarebbe iniziato sulla strada, con sinistri simulati grazie a “attori” improvvisati; successivamente sarebbero intervenuti medici e legali per la produzione dei certificati e delle richieste di indennizzo. Le lesioni dichiarate, il cosiddetto danno biologico, non avrebbero mai superato il 14 per cento.
La pena più pesante è stata inflitta a Federico Radicchi, indicato dalla Procura come il principale promotore e organizzatore del meccanismo fraudolento. Per lui è arrivata una condanna a sette anni e sei mesi di reclusione per corruzione e associazione per delinquere, oltre all’interdizione perpetua dai pubblici uffici e a quella quinquennale dall’esercizio della professione forense. Il tribunale ha inoltre disposto il risarcimento dei danni a favore di diverse compagnie assicurative costituite parte civile, tra cui Generali, Allianz, HDI, Axa, Helvetia e Cattolica, con provvisionali immediatamente esecutive: 75.035 euro a Generali Italia, 13.000 euro ad Allianz e 34.000 euro ad Axa.
Condanna anche per Emiliano Gentili, ritenuto promotore di un secondo filone dell’organizzazione: per lui sei anni e nove mesi di carcere e interdizione perpetua dai pubblici uffici. Sette anni di reclusione sono stati inflitti a Stefano Radicchi, fratello di Federico, a Jonatha Cirillo e al medico radiologo Lino Stefano Palla. Paolo Comiotto, investigatore privato, è stato invece condannato a otto mesi di reclusione, con pena sospesa e non menzione, esclusivamente per favoreggiamento di una pratica assicurativa irregolare, non essendo stata contestata nei suoi confronti l’ipotesi di corruzione.
Il collegio giudicante ha pronunciato anche diverse assoluzioni “perché il fatto non sussiste”. Sono stati assolti il medico Cesare Tonini da una delle accuse principali, lo stesso Comiotto per un’ulteriore contestazione, Emiliano Gentili e Silvia Palamidessi per un’ipotesi di corruzione, e Vincenzo Verduci, medico, dall’accusa di falso certificativo.
Ampio spazio ha avuto inoltre la prescrizione, che ha riguardato i reati di falso, truffa assicurativa e, per tutti gli imputati tranne i due ritenuti promotori, anche quello di associazione per delinquere. Tra i nomi coinvolti figurano Federico e Stefano Radicchi, Cirillo, Palla, Tonini, Fillini, Mucciarelli, Gentili, Verduci e Palamidessi.
Resta ora aperto il secondo filone dell’inchiesta, che coinvolge oltre cento imputati e che è tuttora in fase di giudizio.
