Continua a far discutere la vicenda della ex Cava Fornace, oggi discarica, al centro di un acceso confronto tra associazioni, cittadini e forze politiche. A riaccendere il dibattito è l’iniziativa di Italia Nostra, che ha presentato una richiesta di accesso agli atti ai Comuni di Montignoso e Massa, ad Arpat e a Gaia, con particolare riferimento alla gestione del percolato e agli effetti ambientali dell’impianto.

A chiedere con forza la chiusura del sito è anche Adic Toscana Aps, associazione per i diritti dei cittadini. La discarica, ricordano, è gestita da Programma Ambiente Apuane Spa (PAA), società che opera nei servizi ambientali del bacino apuo-versiliese ed è controllata dalla Multiutility Plures, attiva nell’area di Firenze, Prato, Pistoia ed Empoli.

La situazione, secondo Adic, si è ulteriormente aggravata dopo il grave incidente del 6 maggio 2024, quando una parete dell’impianto è collassata provocando lo sversamento di liquami nel territorio sottostante, in un’area abitata e a pochi metri dal lago di Porta, oasi naturale protetta. Un episodio che aveva spinto l’associazione a presentare un esposto alla Procura della Repubblica di Massa.

«Oggi – sottolinea Adic Toscana – a livello locale c’è una convergenza ampia: il sito non solo non deve essere raddoppiato nella capacità di conferimento, ma deve essere chiuso e bonificato con un vero piano di recupero». L’auspicio condiviso è che la Regione Toscana accolga finalmente le richieste che arrivano dal territorio. «Sarebbe un buon segnale per i cittadini e per l’ambiente», concludono dall’associazione.

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