Manifestazione regionale contro la “repressione del dissenso”, polemiche sulle ordinanze comunali e timori per i disagi: sindacati, politica e movimenti si confrontano sul diritto di protesta

Sarà una giornata ad alta tensione politica quella di sabato 24 gennaio a Massa, dove la Cgil Toscana ha indetto una manifestazione regionale contro quella che definisce “la repressione del dissenso”. Il ritrovo è fissato alle ore 10 in piazza IV Novembre, davanti alla stazione ferroviaria, con corteo fino a piazza Aranci. Attese migliaia di persone da tutta la Toscana.

Al centro dell’iniziativa la solidarietà alle 37 persone raggiunte dall’avviso di conclusione delle indagini della Procura di Massa per i fatti del 3 ottobre scorso, quando durante uno sciopero generale e una manifestazione per la Palestina vennero occupati i binari della stazione di Massa Centro. Tra gli indagati figurano anche dirigenti sindacali di primo piano: dal segretario organizzativo della Cgil Toscana Paolo Gozzani al segretario generale della Cgil Massa Carrara Nicola Del Vecchio, fino ai segretari di categoria Alessio Menconi e Umberto Faita.

La Cgil parla apertamente di un attacco alle libertà costituzionali e non esclude, qualora si arrivasse al rinvio a giudizio, uno sciopero generale regionale. «È inaccettabile – afferma il sindacato – che il dissenso sociale e politico venga trasformato in un problema di ordine pubblico. Quando si colpisce il diritto di manifestare di alcuni, si mette in discussione la libertà di tutte e tutti».

Sul fronte opposto, le reazioni politiche non si sono fatte attendere. Fratelli d’Italia denuncia una città “paralizzata” per ore, con ampie zone del centro interessate da divieti di sosta, deviazioni e transennamenti. «Il diritto di manifestare è sacrosanto – afferma il coordinamento provinciale – ma non può trasformarsi nel diritto di bloccare un’intera comunità, penalizzando famiglie, lavoratori e commercianti già in difficoltà».

Critiche arrivano anche dall’associazione Massa Città Nuova, che parla di una manifestazione “contro la giustizia” e contesta la scelta di Massa come sede di una protesta su procedimenti giudiziari, sottolineando i reati contestati – dall’interruzione di pubblico servizio ferroviario all’ostacolo alla circolazione dei treni – e i costi legati alla sicurezza.

Nel mezzo si colloca la polemica sulle ordinanze comunali emanate in vista del corteo: divieti di sosta con rimozione forzata, limitazioni alla circolazione e stop alla vendita e al consumo di bevande in vetro o lattina. Provvedimenti definiti “legittimi” ma “sproporzionati” da Europa Verde–Verdi, che accusa l’amministrazione di alimentare una “politica della paura” per rendere impopolare la manifestazione. «Dietro la narrazione della sicurezza – sostengono – si nasconde il tentativo di scoraggiare la partecipazione».

Dal fronte dei movimenti pro Palestina e del Presidio Permanente arriva infine l’invito a una partecipazione “determinata e pacifica”, respingendo l’idea di un corteo pericoloso. «In questi mesi abbiamo manifestato senza incidenti – affermano – e le misure emergenziali scaricano sui cittadini il peso di scelte politiche».

Sabato, dunque, Massa sarà il teatro di un confronto che va oltre il singolo corteo: in gioco ci sono il confine tra dissenso e ordine pubblico, il ruolo delle istituzioni locali e il significato stesso del diritto di manifestare in una città di medie dimensioni. Una partita che si giocherà tanto nelle piazze quanto nel dibattito politico che seguirà.

Sarà una giornata ad alta tensione politica quella di sabato 24 gennaio a Massa, dove la Cgil Toscana ha indetto una manifestazione regionale contro quella che definisce “la repressione del dissenso”. Il ritrovo è fissato alle ore 10 in piazza IV Novembre, davanti alla stazione ferroviaria, con corteo fino a piazza Aranci. Attese migliaia di persone da tutta la Toscana.

Al centro dell’iniziativa la solidarietà alle 37 persone raggiunte dall’avviso di conclusione delle indagini della Procura di Massa per i fatti del 3 ottobre scorso, quando durante uno sciopero generale e una manifestazione per la Palestina vennero occupati i binari della stazione di Massa Centro. Tra gli indagati figurano anche dirigenti sindacali di primo piano: dal segretario organizzativo della Cgil Toscana Paolo Gozzani al segretario generale della Cgil Massa Carrara Nicola Del Vecchio, fino ai segretari di categoria Alessio Menconi e Umberto Faita.

La Cgil parla apertamente di un attacco alle libertà costituzionali e non esclude, qualora si arrivasse al rinvio a giudizio, uno sciopero generale regionale. «È inaccettabile – afferma il sindacato – che il dissenso sociale e politico venga trasformato in un problema di ordine pubblico. Quando si colpisce il diritto di manifestare di alcuni, si mette in discussione la libertà di tutte e tutti».

Sul fronte opposto, le reazioni politiche non si sono fatte attendere. Fratelli d’Italia denuncia una città “paralizzata” per ore, con ampie zone del centro interessate da divieti di sosta, deviazioni e transennamenti. «Il diritto di manifestare è sacrosanto – afferma il coordinamento provinciale – ma non può trasformarsi nel diritto di bloccare un’intera comunità, penalizzando famiglie, lavoratori e commercianti già in difficoltà».

Critiche arrivano anche dall’associazione Massa Città Nuova, che parla di una manifestazione “contro la giustizia” e contesta la scelta di Massa come sede di una protesta su procedimenti giudiziari, sottolineando i reati contestati – dall’interruzione di pubblico servizio ferroviario all’ostacolo alla circolazione dei treni – e i costi legati alla sicurezza.

Nel mezzo si colloca la polemica sulle ordinanze comunali emanate in vista del corteo: divieti di sosta con rimozione forzata, limitazioni alla circolazione e stop alla vendita e al consumo di bevande in vetro o lattina. Provvedimenti definiti “legittimi” ma “sproporzionati” da Europa Verde–Verdi, che accusa l’amministrazione di alimentare una “politica della paura” per rendere impopolare la manifestazione. «Dietro la narrazione della sicurezza – sostengono – si nasconde il tentativo di scoraggiare la partecipazione».

Dal fronte dei movimenti pro Palestina e del Presidio Permanente arriva infine l’invito a una partecipazione “determinata e pacifica”, respingendo l’idea di un corteo pericoloso. «In questi mesi abbiamo manifestato senza incidenti – affermano – e le misure emergenziali scaricano sui cittadini il peso di scelte politiche».

Sabato, dunque, Massa sarà il teatro di un confronto che va oltre il singolo corteo: in gioco ci sono il confine tra dissenso e ordine pubblico, il ruolo delle istituzioni locali e il significato stesso del diritto di manifestare in una città di medie dimensioni. Una partita che si giocherà tanto nelle piazze quanto nel dibattito politico che seguirà.