Cinque arresti tra medici e intermediari, coinvolto anche un consigliere comunale: oltre cento le pratiche sotto la lente della Procura
Un’inchiesta giudiziaria di vastissima portata ha scosso la provincia di Massa-Carrara all’alba del nuovo anno, portando alla luce un presunto sistema di certificazioni di invalidità civile “facili” ottenute in cambio di denaro. Un vero e proprio terremoto, per dimensioni e nomi coinvolti, che ieri mattina ha visto scattare cinque misure cautelari tra carcere e arresti domiciliari per ipotesi di corruzione e falso in atto pubblico.

L’operazione è stata condotta dai Carabinieri del Nucleo Investigativo di Massa Carrara, su disposizione della Procura della Repubblica guidata dal procuratore Piero Capizzoto. Due indagati sono stati trasferiti in carcere, mentre per altri tre sono stati disposti gli arresti domiciliari. Tutti sono accusati, a vario titolo, di aver favorito il riconoscimento di invalidità civili nell’ambito di procedure sanitarie, in cambio della corresponsione di somme di denaro. Come sempre, per tutti vale il principio della presunzione di innocenza fino a sentenza definitiva.
Al centro dell’indagine ci sarebbe Maurizio Ratti, medico legale dell’Asl Toscana nord ovest e dirigente della commissione medico collegiale incaricata di valutare le domande di invalidità. Secondo gli inquirenti, Ratti avrebbe sfruttato il proprio ruolo per orientare l’esito delle pratiche sanitarie, garantendo riconoscimenti indebiti. L’uomo è stato raggiunto dai carabinieri direttamente sul luogo di lavoro, negli uffici di Medicina legale davanti all’obitorio, dove sono stati sequestrati documenti e materiale informatico.

Accanto a lui, sotto la lente della Procura, figurano la dottoressa Anna Santinami, psichiatra dell’Asl, accusata anche di aver redatto certificazioni mediche false, ed Elio Guatieri, Marco Lazzini e Giovanni Giusti, consigliere comunale di maggioranza eletto nella lista “Francesco Persiani sindaco”, noto in città per l’alto numero di preferenze ottenute alle ultime elezioni. I tre, secondo l’accusa, avrebbero svolto il ruolo di intermediari tra i cittadini interessati alle pratiche e i professionisti sanitari coinvolti.
Il blitz è scattato alle prime ore del mattino e ha avuto un impatto immediato e visibile sul centro cittadino. Non è passato inosservato il fermo di Giovanni Giusti mentre stava parcheggiando l’auto nei pressi di palazzo civico, né la successiva perquisizione del veicolo sotto gli occhi di passanti e operatori del mercato. In contemporanea, i carabinieri hanno fatto ingresso in Comune per acquisire documentazione negli uffici della Master, società partecipata che, tra le varie attività, si occupa anche del rilascio dei pass per i parcheggi riservati ai disabili.
Secondo quanto emerso finora, sarebbero oltre cento – 103, in particolare – i privati che avrebbero beneficiato dei presunti favoritismi. La loro posizione è ora al vaglio degli inquirenti e nei prossimi giorni saranno ascoltati per chiarire il loro ruolo nella vicenda. Le indagini, iniziate nel dicembre 2024 a seguito di una denuncia presentata due mesi prima da una donna, hanno richiesto mesi di accertamenti e attività investigative complesse, con perquisizioni anche nelle abitazioni degli indagati e il sequestro di numerosi documenti cartacei e digitali.

La notizia degli arresti si è diffusa rapidamente in città, alimentata dalla presenza massiccia delle forze dell’ordine e dall’ingresso dei militari in luoghi simbolici come il municipio. A fronte delle voci circolate nelle prime ore, l’amministrazione comunale ha precisato che non vi è stato alcun blitz nei confronti del Comune né arresti all’interno della sede comunale, chiarendo che l’attività dei carabinieri ha riguardato esclusivamente l’acquisizione di documentazione presso la società Master e che l’arresto del consigliere comunale è avvenuto per fatti estranei all’attività dell’ente.
Anche l’Azienda USL Toscana nord ovest è intervenuta con una nota ufficiale, ribadendo la piena collaborazione con la Procura e la massima attenzione su una vicenda che tocca un settore particolarmente delicato come quello della Medicina legale. L’obiettivo dichiarato dell’azienda sanitaria è quello di accertare eventuali responsabilità individuali e garantire trasparenza e correttezza nell’erogazione dei servizi.
Nei prossimi giorni i cinque indagati compariranno davanti al giudice per le indagini preliminari per l’interrogatorio di garanzia. Sarà quello il primo passaggio per chiarire le rispettive posizioni e consentire agli interessati di fornire la propria versione dei fatti, mentre l’inchiesta prosegue per fare piena luce su un sistema che, se confermato, avrebbe minato la credibilità di un ambito fondamentale della tutela sociale.
le foto sono tratte dalle edizioni del Tirreno e La Nazione
