Raccomandate PEC inviate la mattina del 1° gennaio per il pagamento del bollo: altro che auguri, il 2026 in Toscana inizia subito con le tasse

C’è chi il primo dell’anno lo dedica ai buoni propositi, chi al pranzo con i parenti, chi a smaltire il cenone della sera prima. E poi c’è chi, alle prime luci dell’alba del 1° gennaio, apre la casella PEC e trova… il bollo auto. Altro che “felice anno nuovo”.

È successo a molti contribuenti toscani, destinatari di una raccomandata PEC dell’Ufficio Tributi della Regione Toscana inviata proprio la mattina di Capodanno, giorno festivo per definizione. Oggetto: pagamento del bollo auto, con scadenza tra il 1° gennaio e il 28 febbraio.

Un tempismo che definire “tempestivo” è poco, e che ha lasciato più di qualcuno interdetto: auguri di buon anno o promemoria fiscale travestito da brindisi?

La scena è surreale: ancora con il pandoro sul tavolo e i fuochi d’artificio nella memoria, ecco arrivare la notifica ufficiale che ti ricorda i doveri verso l’erario. Altro che oroscopi e speranze per il futuro: il 2026 inizia subito con i piedi ben piantati a terra… e sul pedale del pagamento.

Certo, nulla di irregolare sul piano formale: il bollo va pagato, le scadenze sono note, la PEC è uno strumento legittimo. Ma la scelta di spedire l’avviso il giorno di Capodanno, magari mentre qualcuno stava ancora brindando o dormiva beato, ha il sapore di una beffa burocratica. Un messaggio chiaro e inequivocabile: le feste passano, le tasse restano.

Qualcuno l’ha presa con filosofia, qualcun altro con ironia, altri ancora con una sana dose di sconforto. Perché se il buongiorno si vede dal mattino, il nuovo anno promette di essere puntuale, preciso e… fiscalmente molto presente.

In fondo, forse è davvero un augurio: che il 2026 sia un anno ordinato, senza dimenticanze, con i conti in regola fin dal primo giorno.

Anche se, ammettiamolo, un “buon anno” dalla Regione senza bollo auto in allegato sarebbe stato decisamente più gradito.