avrebbero utilizzato associazioni formalmente impegnate in attività umanitarie per convogliare fondi verso Hamas o verso strutture a essa collegate. Tra queste figurano l’Associazione Benefica di Solidarietà col Popolo Palestinese (A.B.S.P.P.) e la sua articolazione ODV,
Un’operazione antiterrorismo di vasta portata ha scosso Genova all’alba di questa mattina portando all’arresto di nove persone e al sequestro di tre associazioni ritenute al centro di un articolato sistema di raccolta fondi destinato – secondo gli inquirenti – al sostegno dell’organizzazione terroristica Hamas.
Il provvedimento cautelare è stato disposto dal Gip su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia e Antiterrorismo, al termine di un’indagine definita tra le più complesse degli ultimi anni.
L’inchiesta, coordinata dalla Dda genovese e avviata su impulso della Direzione Nazionale Antimafia e Antiterrorismo, ha preso le mosse dall’analisi di movimenti finanziari ritenuti anomali. Da qui si è sviluppata una rete investigativa che ha coinvolto altre procure italiane e autorità giudiziarie di diversi Paesi europei, in particolare dei Paesi Bassi, consentendo di ricostruire flussi di denaro e collegamenti tra soggetti attivi in Italia e all’estero.
Secondo quanto emerso nella fase preliminare delle indagini, gli indagati avrebbero utilizzato associazioni formalmente impegnate in attività umanitarie per convogliare fondi verso Hamas o verso strutture a essa collegate. Tra queste figurano l’Associazione Benefica di Solidarietà col Popolo Palestinese (A.B.S.P.P.) e la sua articolazione ODV, entrambe con sede a Genova, oltre all’associazione “Cupola d’Oro”, con base a Milano, tutte sottoposte a sequestro.
Al centro dell’inchiesta vi sarebbe Hannoun Mohammad Mahmoud Ahmad, indicato dagli investigatori come esponente del comparto estero di Hamas e punto di riferimento della presunta cellula operante in Italia. Secondo gli accertamenti, oltre il 70 per cento delle somme raccolte sarebbe stato destinato non a progetti umanitari, ma al finanziamento diretto dell’organizzazione terroristica o di sue articolazioni. Il totale dei fondi movimentati dal 2001 a oggi supererebbe i 7,2 milioni di euro, con un sensibile incremento dopo gli eventi del 7 ottobre 2023.
Accuse analoghe coinvolgono altri presunti membri della rete, tra cui Dawoud Ra’Ed Hussny Mousa, Al Salahat Raed, Elasaly Yaser, Albustanji Riyad Abdelrahim Jaber e Osama Alisawi, quest’ultimo già ministro dei Trasporti del governo di fatto di Gaza e figura di rilievo in diverse organizzazioni professionali palestinesi. Secondo la ricostruzione degli investigatori, avrebbero partecipato alla gestione delle associazioni e alla definizione delle strategie per proseguire l’attività di finanziamento.
Tre ulteriori indagati – Abu Rawwa Adel Ibrahim Salameh, Abu Deiah Khalil e Abdu Saleh Mohammed Ismail – sono accusati di concorso esterno: pur non appartenendo formalmente all’organizzazione, avrebbero garantito un sostegno economico costante, anche attraverso triangolazioni con enti esteri e bonifici diretti a esponenti di Hamas. Parte dei fondi, secondo l’accusa, sarebbe stata destinata al sostentamento dei familiari di detenuti o di persone coinvolte in attentati.
L’indagine ha delineato un quadro in cui Hamas risulterebbe dotata di una struttura estera ramificata, con cellule operative in vari Paesi europei incaricate non solo di attività di propaganda e immagine, ma soprattutto della raccolta e gestione di fondi.
Un sistema complesso e strutturato che, secondo gli inquirenti, avrebbe trovato anche in Italia un punto nevralgico
