Messaggio di auguri del vescovo in occasione del santo Natale

È Natale, andiamo al presepe!

«Noi e il mondo tutto non troveremo né salvezza né pace, se non torniamo a incontrarti di nuovo nella mangiatoia di Betlemme». Con le parole di Matta el Meskin (1919-2006), padre spirituale del monastero di San Macario in Egitto, una delle maggiori figure della chiesa copta ortodossa contemporanea, desidero porgere ai lettori il mio augurio di buon Natale.

È Natale, andiamo al presepe! Dalla testimonianza dei pastori e dei magi, che Maria e Giuseppe raccolgono, sappiamo anche noi – loro lo sanno già dalle rispettive annunciazioni, ma ora ne hanno la conferma – che quel bambino posto nella mangiatoia è il Messia, il Figlio di Dio. Il Tutto di Dio si manifesta in un frammento di vita: la rivelazione di Dio si fa nella piccolezza. E Tutto questo avviene nel silenzio di una notte fredda, in una delle tante grotte di Betlemme perché Maria e Giuseppe <<non avevano trovato posto in un albergo>>. Le opere di Dio si compiono sempre nel silenzio e nel nascondimento. Il Dio onnipotente, creatore del cielo e della terra, sceglie di manifestarsi nel Bambino di Betlemme, circondato dal bue e dall’asino e dalle cure di Maria e Giuseppe per segnare un nuovo inizio dell’umanità. Lo Spirito del Signore sceglie il piccolo, sempre, perché non può entrare nel grande, nel superbo, nell’autosufficiente. È al cuore piccolo che avviene la rivelazione del Signore.

Davanti al presepe riscopriamo allora il valore del silenzio e della piccolezza di Dio, che ci fanno entrare nel cuore della spiritualità di san Francesco e ci fanno incontrare, per le nostre strade, i semplici, i piccoli, i poveri, le persone che fanno fatica a ritrovare il senso della vita e a superare quella percezione di angoscia e oppressione che spesso ritroviamo anche in noi nelle complesse vicende del nostro mondo, funestato dalle guerre e dai conflitti. La promessa dell’Emmanuele, il Dio con noi, il Dio che promette ai suoi discepoli, «ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo», si realizza su quella mangiatoia, in quel presepe, che arriva fino ai giorni nostri attraverso l’altare su cui si celebra l’Eucarestia, come ci ricorda bene san Francesco: «Ecco, ogni giorno egli si umilia (Fil 2,8), come quando dalle sedi regali (Sap 18,15) scese nel grembo della Vergine; ogni giorno viene a noi in umili apparenze; ogni giorno discende dal seno del Padre (Gv 1,18; 6,38) sull’altare nelle mani del sacerdote».

Andiamo al presepe e contemplando ‘con gli occhi di Dio’ questa scena, invochiamo il Signore Gesù, nato a Betlemme, perché ci doni la sua pace.

+ Mario Vaccari, ofm