Il Governo ha deciso di impugnare la legge regionale toscana n. 52 del 2025 in materia di cave, ritenendola in contrasto con i principi costituzionali della libertà di iniziativa economica, della tutela della concorrenza e della libera circolazione delle merci. La decisione è arrivata nel corso del Consiglio dei ministri, che ha approvato la manovra economica da 18 miliardi e contestualmente ha ritenuto di dover intervenire su alcuni punti della normativa approvata dalla Regione Toscana lo scorso agosto.
Nel comunicato ufficiale del Governo si sottolinea che alcune disposizioni della legge, in particolare l’obbligo di lavorazione in loco del 50% del marmo estratto, anche per i beni estimati, risultano lesive della libertà d’impresa e incompatibili con la normativa statale. Un passaggio che, di fatto, rimette in discussione l’intero impianto normativo regionale sulle cave, costringendo la Toscana a rivedere diversi articoli della legge e ad aprire un nuovo tavolo di confronto.
La notizia è stata accolta con soddisfazione da Fratelli d’Italia, che parla apertamente di una vittoria per le imprese del marmo. I consiglieri comunali Marco Guidi e Massimiliano Manuel hanno commentato la decisione del Governo con toni entusiasti:
«Apprendiamo con soddisfazione che il Governo ha deciso di impugnare la legge della Regione Toscana 52 del 21 agosto 2025, recante “Disposizioni in materia di cave e di servizio idrico integrato”, che a sua volta modificava la 35 del 2015 e la 69 del 2011. Si trattava di una legge ideologica e punitiva – affermano – che, dietro la facciata della tutela ambientale, aveva come unico obiettivo quello di colpire le aziende del marmo, mettendo a rischio anche l’indotto e l’occupazione».
Secondo i due esponenti le norme contestate violavano gli articoli 41, 117 e 120 della Costituzione, poiché interferivano con la proprietà privata e la libertà d’impresa.
«L’estensione dell’obbligo di lavorazione del 50% anche ai beni estimati rappresentava un’ingerenza inaccettabile – aggiungono Guidi e Manuel –. Non servono ideologie, ma serietà, competenza e visione per difendere davvero il lavoro, le imprese e il futuro della nostra provincia».
I due consiglieri hanno inoltre ringraziato gli onorevoli Giovanni Donzelli e Alessandro Amorese «per essersi fatti portavoce nel Governo di questa battaglia e per aver difeso il diritto al lavoro, alla libera impresa e alla crescita economica della Toscana».
Con la decisione di impugnare la legge, il Governo ha dunque riaperto il confronto su una normativa che, sin dalla sua approvazione, aveva diviso politica, imprese e ambientalisti.
«Con questa scelta – concludono Guidi e Manuel – si riafferma un principio chiaro: non si può sacrificare il tessuto produttivo sull’altare dell’ideologia. Fratelli d’Italia continuerà a stare al fianco delle imprese, dei lavoratori e delle comunità locali, per una Toscana che cresca, produca e crei occupazione nel rispetto delle regole e della Costituzione».
