In Cattedrale, monsignor Mario Vaccari invita a riscoprire la forza della mitezza evangelica e il valore universale del messaggio di san Francesco, “capace di rinnovare il cuore di ogni uomo”.
Nella Basilica Cattedrale il vescovo monsignor Mario Vaccari ha celebrato il pontificale nella solennità di san Francesco d’Assisi, patrono della diocesi e della città di Massa, alla presenza delle autorità civili e militari, del vescovo emerito Alberto, del clero e di numerosi fedeli, mentre la liturgia è stata animata dalla Cappella musicale della Cattedrale.
Monsignor Vaccari ha iniziato la sua omelia sottolineando l’approvazione della legge che ripristina la festa nazionale di san Francesco il 4 ottobre 2026, occasione per riscoprire la figura del patrono d’Italia, punto di riferimento anche per i non credenti.
«Francesco ancora oggi – ha detto fra Mario – ci incoraggia non solo a essere autentici cristiani sulle strade del mondo, ma stimola tutti gli uomini di buona volontà a cercare sentieri che custodiscano l’umano, ogni uomo e donna nella sua dignità».
«Ci domandiamo però – ha continuato il vescovo – oggi, in queste settimane, tra violenti contrasti politici, pericoli di guerra in Medio Oriente e in altre parti del mondo, che senso ha il messaggio mite di Francesco? Non è troppo mite per essere ancora un messaggio? Il messaggio di Francesco d’Assisi è un concentrato di mitezza evangelica: agli occhi del mondo esso può apparire debole e stolto. In realtà si rivela forte, sapiente e straordinariamente vitale, capace di rinnovare il cuore di ogni uomo. La testimonianza del nostro santo trova il suo fondamento nel Vangelo accolto e vissuto nella sua interezza e nella sua semplicità, senza doppiezze, e nel portare ogni giorno la croce del Signore Gesù, “stoltezza e debolezza” per il mondo».
Il saluto francescano, “il Signore ti dia la pace!”, allora, ha evidenziato il vescovo, risuoni anche oggi come allora, nelle città, sulle piazze e nelle campagne, perché per ogni fratello ed ogni sorella, avvenga «un’apertura del cuore sempre maggiore al dono della pace che discende dall’alto e che nemmeno le contrarietà della vita possono rubare».