È scattato l’arresto per due esponenti dell’area anarco-insurrezionalista, accusati di essere gli autori dell’attentato al Tribunale di Pisa del febbraio 2023.
In manette — ai domiciliari — sono finiti Luigi Palli, 29 anni, originario di Faenza ma domiciliato a Pisa, e Veronica Zegarelli, 39 anni, nata a Bologna e residente a Carrara.
Secondo la ricostruzione della procura di Firenze, coordinata dal procuratore Filippo Spizia, sarebbero stati loro a posizionare nella notte del 21 febbraio 2023 un ordigno rudimentale davanti a un ingresso secondario del Palazzo di Giustizia in via del Buschetto. Il dispositivo — composto da una bottiglia con liquido infiammabile, una bombola da campeggio al butano e un petardo modificato — non esplose, ma bruciò solo in parte. Un ordigno potenzialmente micidiale, che secondo gli inquirenti avrebbe potuto causare gravi conseguenze.
Le indagini
L’inchiesta, denominata “Operazione Delivery”, è durata oltre un anno e mezzo. Gli investigatori della Digos di Pisa e Firenze hanno incrociato filmati delle telecamere cittadine, dati delle celle telefoniche, intercettazioni e perquisizioni, che hanno consentito di collegare i due indagati all’attentato. Fondamentali anche le analisi dei siti anarchici, dove — nelle conversazioni intercettate — Palli e Zegarelli discutevano dell’uso dei cellulari durante le azioni.
Un documento diffuso il giorno successivo al ritrovamento dell’ordigno, firmato dal “Gruppo di Solidarietà Rivoluzionaria – Consegne a domicilio Fai/Fri”, aveva rivendicato l’azione come gesto di attacco allo Stato in solidarietà con l’anarchico Alfredo Cospito. «Abbiamo dimostrato che è possibile avvicinarsi ai palazzi del potere e colpire» si leggeva nel testo pubblicato su una piattaforma web vicina agli ambienti anarchici.
Le accuse
Il reato contestato ai due indagati è atto di terrorismo con ordigni micidiali o esplosivi. Secondo il procuratore Spizia, entrambi erano «propensi a continuare la lotta» e frequentavano ambienti che rifiutano qualsiasi forma di dialogo con le istituzioni.
Quattro perquisizioni sono state eseguite nelle province di Massa Carrara e La Spezia, nei confronti di persone ritenute “solidali” con gli indagati. Le indagini hanno coinvolto anche canali di cooperazione internazionale tramite Eurojust e i servizi francesi di intelligence.
Difesa e prossimi passi
Entrambi gli arrestati sono difesi dall’avvocato spezzino Fabio Sommovigo, che al momento dichiara di non avere ancora ricevuto gli atti: «La ricostruzione appare indiziaria, valuteremo se fare riesame».
Oggi è in programma l’interrogatorio di garanzia davanti al giudice.

