Cartelli, megafoni e perfino urla dirette al sindaco. È stato acceso il presidio che ieri mattina, davanti al municipio di Forte dei Marmi, ha visto scendere in piazza circa 80 lavoratori dell’indotto dello spettacolo, del food & beverage, della sicurezza e dei servizi. Nel mirino, l’ordinanza firmata a fine luglio dal primo cittadino Bruno Murzi, che limita le feste in spiaggia a favore di un turismo “più esclusivo e silenzioso”.

A guidare la protesta, l’imprenditore Stefano Nesti, proprietario del Maitò, che ha denunciato 500 posti di lavoro a rischio. Nesti, per la prima volta in prima linea, si è trovato faccia a faccia con il sindaco, arrivato in bicicletta davanti al palazzo comunale: niente strette di mano, toni duri e accuse dirette. «È l’ora di finirla con le ingiustizie – ha detto – lei rappresenta tutti i cittadini e non può penalizzare solo alcune realtà».

Al fianco dei manifestanti anche i giostrai, che hanno ricordato la vicenda di cinque anni fa quando furono sgomberati da Vittoria Apuana: «Ci hai ingannato allora, e oggi ci ritroviamo senza spazio».

Gli striscioni parlavano chiaro: “La musica disturba, la criminalità no?”, “Murzi ci togli il lavoro”, “La musica dà noia solo a te”.

In un clima sempre più teso, il sindaco ha chiesto l’aiuto dei consiglieri di maggioranza, accorsi in municipio. Ma la tensione non si è placata: poco dopo, Murzi è stato raggiunto dai manifestanti anche al bar dove si era seduto per un caffè. Tra cori e megafoni, ha scelto di non replicare, restando in silenzio al tavolo.

«Non commento la protesta – ha dichiarato poi – ho visto tanti cittadini di Forte dei Marmi e nessun balneare».
Murzi ha ribadito la linea: cene sì, ma feste no, «per tutelare un turismo di classe, rispettoso della quiete e del buon vivere». Una scelta che, ha annunciato, potrebbe essere confermata anche nel 2026.

La sensazione, però, è che il braccio di ferro sia solo all’inizio: lavoratori e imprenditori annunciano nuove mobilitazioni, mentre l’amministrazione difende un modello turistico che rischia di dividere profondamente la comunità.

-foto da rete –