Bugliani presenta una mozione, ma il conto della mancata tutela lo pagano i cittadini.
La storia si vende al miglior offerente. E la politica, come sempre, arriva quando tutto è già deciso. Villa Massoni, uno dei simboli più antichi e suggestivi della città di Massa – conosciuta nei secoli come Villa di Volpignano o della Rocca – verrà battuta all’asta il prossimo 15 ottobre. Non un incubo, ma una realtà annunciata. Anni di abbandono, silenzi istituzionali, promesse mai mantenute e scaricabarile tra enti hanno condannato questo straordinario complesso architettonico a un destino che sa di resa.

Ora, all’improvviso, a pochi mesi dalle elezioni regionali, il consigliere Pd Giacomo Bugliani scopre l’urgenza del problema e presenta una mozione alla Regione Toscana per «attivare un tavolo istituzionale» e valutare l’acquisto pubblico del bene. Benissimo. Ma dove erano Regione, Comune e Soprintendenza mentre Villa Massoni cadeva a pezzi? Perché nessuno ha mosso un dito quando c’era ancora il tempo per intervenire? Ora che la procedura esecutiva è avviata, ora che il Tribunale ha nominato un custode giudiziario e fissato la data dell’asta, si accendono i riflettori. Guarda caso: sotto elezioni.
Non è difficile sospettare che la mozione abbia più il sapore di un’operazione d’immagine che di una vera intenzione operativa. Anche perché il copione è già noto: si fanno dichiarazioni solenni, si evocano “tavoli” e “sinergie”, ma alla fine non si fa nulla. La verità è che Villa Massoni – pur classificata dalla Soprintendenza come bene di “notevole importanza storico-artistica” – è stata abbandonata al degrado nella colpevole indifferenza delle istituzioni, sia locali che regionali.
C’è stato chi, come l’ex consigliere comunale Andrea Barotti, ha cercato in passato di portare il tema all’attenzione pubblica. Ma è rimasto solo, inascoltato. Intanto, mentre le stanze della Villa venivano depredate e le mura si sfaldavano, nessuno si è preso la responsabilità di costruire un progetto serio di recupero.
Oggi si parla di “intervento pubblico per supportare eventuali investimenti privati”. Ma chi dovrebbe investire su un bene lasciato marcire per decenni, senza alcuna garanzia, senza visione, senza coraggio politico?
E soprattutto: chi pagherà il conto di questa colossale mancanza di visione e di volontà?
I cittadini, come sempre. Perderanno un pezzo fondamentale della loro identità, magari trasformato in location per eventi privati o resort di lusso, del tutto scollegato dalla memoria collettiva di cui era custode.
Siamo di fronte all’ennesimo caso di incapacità amministrativa mascherata da interesse culturale. E chi oggi alza la voce avrebbe dovuto parlare molto prima. La storia non aspetta le campagne elettorali per essere salvata.
