Si è spento a 84 anni uno dei protagonisti dell’epoca d’oro del giornalismo massese. Un’intera vita spesa al servizio dell’informazione locale, con passione, rigore e umanità.

MASSA — Se ne è andato Mauro Pighini, e con lui un pezzo importante della storia del giornalismo massese. Aveva 84 anni, compiuti lo scorso 2 aprile, e da tempo lottava con la malattia. La sua firma, la sua voce e la sua autorevolezza hanno rappresentato per decenni un punto di riferimento per i lettori e per intere generazioni di colleghi.

Mauro ha legato tutta la sua carriera a La Nazione, dove ha iniziato da giovanissimo, mentre ancora frequentava l’università a Pisa. Da semplice collaboratore a redattore, fino a diventare vice caposervizio e infine responsabile della redazione di Massa. Il suo talento e il suo spirito giornalistico lo portarono poi alla guida della redazione di Livorno, sempre sotto l’insegna del quotidiano fiorentino, ruolo che ha ricoperto fino alla pensione.

Era il tempo d’oro dei giornali, quando a Massa si sfidavano tre testate quotidiane, tutte radicate nella cronaca locale: La Nazione, il Telegrafo (poi Il Tirreno) e il Giornale del Mattino. In quel panorama vivace e combattivo, Mauro Pighini era un cronista instancabile, capace di scrivere con competenza e lucidità di tutto: dalla politica alla cronaca nera, dallo sport alla cultura. Rimangono memorabili i suoi servizi sul disastro della Farmoplant, esempio di rigore e passione civile.

Con lui hanno condiviso la scrivania – e spesso anche un’amicizia vera – colleghi di valore come Aldo Valleroni, suo amico e maestro, Valeriano Cecconi, Rodolfo Grassi, Mimmo Bertoni, Silvio Matelli, Giovanni Sillicani. E poi i fotografi Andrea e Carlo Leone, Michele Milano, Luigi Bennati e Raffaele Nizza. In redazione a Massa ha lavorato anche con Gustavo Masseglia, Alberto Sacchetti e Riccardo Jannello. Un’epoca fatta di competizione, sì, ma anche di rispetto profondo tra le firme delle diverse testate.

Cronista di razza, Mauro Pighini era un caposervizio esigente ma giusto, attento ai dettagli, generoso nel trasmettere esperienza. Era un giornalista “vecchio stampo”, nel senso più alto e nobile del termine: rigoroso, leale, appassionato. Ma anche uomo di cultura, amante della pittura e dei libri, componente per tanti anni della giuria del Premio Sandomenichino.

Figlio di due maestri elementari, Innocenzo Pighini e Irlanda Santucci, Mauro era fratello di Fabio, medico scomparso alcuni anni fa, di Carla, insegnante in pensione, e di Paolo, anch’egli giornalista a La Nazione, con una carriera che l’ha portato fino al ruolo di vice caposervizio a Grosseto.

Il legame tra i Pighini e il giornalismo non si è fermato con Mauro e Paolo. Anche il figlio di Mauro, Massimo Giovanni, ha scelto la strada del padre: oggi è redattore sportivo proprio nella redazione massese de La Nazione, a conferma di una tradizione che si rinnova.

Mauro lascia anche Cesarina Cortelazzo, che gli è stata accanto negli ultimi anni dopo la scomparsa della moglie Adele Fedi, originaria di Castelnuovo Garfagnana.

L’ultimo saluto a Mauro Pighini è previsto domani, martedi, alle 10.30, nella chiesa di Santa Maddalena de’ Pazzi, il “chiesino di Castagnetola”: un luogo semplice, come la gente che Mauro amava raccontare. Come era lui: schietto, vero, legato alla sua terra e al suo mestiere.

Alla famiglia Pighini, a Massimo, e a Paolo, giungano le più sentite condoglianze da parte di tutta Antenna 3