Di fronte alla frattura che lo attraversa da una parte all’altra, percepita da tutta la città, palese negli organi istituzionali, plastica all’interno delle forze politiche che lo compongono, il centrosinistra di Massa, nella consapevolezza che in gioco c’è la città, ha pensato alle primarie come allo strumento più idoneo per la sua rigenerazione e contemporaneamente per la presentazione del progetto migliore per la città per i prossimi anni e della persona sulla quale investire per la realizzazione di tale progetto.
E’ evidente a tutta la città che dati i presupposti non potessero essere una passerella, né, come qualcuno sosteneva, dovevano essere un “bagno di sangue”: si trattava semplicemente di mettere in campo una competizione corretta per costruire le condizioni più idonee per scegliere il miglior futuro per Massa per il centrosinistra.
Nessuno immaginava che le primarie potessero per mesi rimanere in ostaggio di Volpi di fronte ad un Partito Democratico che ne aveva condiviso l’esigenza, e a tante forze politiche che ne rivendicavano lo svolgimento. Tanto meno nessuno pensava che le primarie potessero arrivare alla fine a negare se stesse. Purtroppo questo è avvenuto, le condizioni imposte da Volpi hanno sì permesso al PD di fare le primarie ma lo hanno fatto ad un prezzo tale da snaturarne la loro essenza e da far venir meno una delle condizioni di base di ogni competizione: il principio di uguaglianza dei candidati e il principio di libertà di espressione delle proprie posizioni e dei propri giudizi. I candidati erano tenuti infatti a firmare all’atto della presentazione della loro candidatura una Carta etica in cui nella sostanza si riconosceva l’utilità del lavoro svolto dall’Amministrazione, cosa questa che di fatto negava il fondamento stesso delle primarie che quando vengono chieste e svolte hanno evidentemente alla fonte una valutazione diversa del lavoro fatto e delle cose da fare. Per capirci: i candidati in gara dovevano prima di partire dire bravo ad uno di essi sottoscrivendo una dichiarazione in tal senso chiamata Carta etica. La impossibilità di sottoscrivere questa Carta , cioè di riconoscere politicamente il falso, ha costretto quindi Menchini a dover rinunciare in coerenza con i propri principi e con le proprie idee a partecipare alle primarie nonostante le pressioni forti che sulla sua persona sono state fatte da diverse forze politiche, da alcune associazioni e dai numerosi cittadini che gli gravitano intorno interessati ad un progetto innovativo, fuori dai rituali del politichese, chiaro e definito nei valori di riferimento, fondato sulle migliori competenze e sulle migliori energie della vita sociale, civile, culturale ed economica della città.
E’ una scelta che lo onora: come uomo, come politico, come candidato alla guida della nostra città. Si è evitato così il “bagno di sangue”, come voleva Volpi: saranno primarie anemiche , invece del “sangue” si vedrà scorrere acqua. Volpi ha ottenuto il risultato che voleva ottenere: il PD fa finta di far le primarie.
Si è rinunciato, nell’interesse di un candidato e a danno della coalizione ad una competizione vera, per farne una finta, dove chi è al potere impone le sue condizioni e chi partecipa deve fare propaganda per chi è al potere. Così la frattura che attraversava il centrosinistra non si è risanata e qualcuno ne porta sulle spalle la responsabilità.
Alla luce di quanto sopra, in coerenza con i valori in cui si riconosce e, con i propri elettori, il Partito Socialista Italiano non partecipa alle “primarie di Volpi” ed apre un confronto con tutte quelle forze politiche, sociali ed economiche, interessate ad un nuovo progetto per la città. Un programma per la città utile e vincente volto a dare un futuro ai giovani, a sostenere un’economia locale che stenta ad agganciarsi alla ripresa, a far uscire dalla precarietà il futuro delle tante famiglie di balneari che lavorano sul mare, a dare sostegno e dignità a chi vive nel disagio, a promuovere la ricostruzione di una rete di rappresentanza di tutti i territori, a fare del turismo il primo motore economico della città, a rilanciare l’economia e la vita dei paesi della collina e della montagna, a fare della città un arcipelago di luoghi con pari dignità sociale, a dare agli anziani garanzie di assistenza adeguata, a trasformare i luoghi della cultura da semplici contenitori a spazi di produzione multiculturale, a ridare respiro al commercio liberandolo da tutte le camice di forza di normative che non lo aiutano, a ridisegnare il piano scolastico comunale per aggiornandolo ai cambiamenti della città, a garantire dignità e cure adeguate a chi soffre in tutte le strutture sanitarie presenti sul territorio evitando aberrazioni intollerabili ed insopportabili che sono la negazione non solo del diritto alla salute ma anche del buon senso, a costruire una città a misura di tutti, essendo tutti ugualmente abili alla vita “diversamente” , a liberare la città da tutte le prigioni ideologico- urbanistiche che ne mortificano lo sviluppo e la crescita valorizzando ogni sua risorsa territoriale secondo le specifiche peculiarità di ognuna a salvaguardia della ricchezza paesaggistica e ambientale che fanno del nostro territorio un paradiso naturale da preservare e tutelare.
I socialisti daranno il loro contributo all’arcipelago di idee, di energie civile, politiche, sociali, economiche, culturali nato in questa città per dar vita ad una straordinaria forza di cambiamento per Massa, riconoscendo tuttavia, date le circostanze temporali , quelle storiche pregresse e l’attesa della città, l’utilità di approvare il regolamento urbanistico che pur presentando limiti di fondo oggi irrecuperabili, corretto e migliorato il più possibile da tutte le forze consiliari anche serve alla città
Il PSI DI MASSA
