76483: è il numero tatuato sul corpo di Andra Bucci sopravvissuta assieme alla sorella Tatiana, al campo di concentramento di Auschwitz. Furono recluse con altri 776 bambini di cui ne tornarono solo 25. Di famiglia ebrea ortodossa, Andra e Tatiana, all’epoca avevano 4 e 6 anni, furono scambiate per gemelle e quindi rinchiuse nella baracca degli esperimenti che però su di loro non furono mai fatti. La famiglia originaria della Russia fu costretta a scappare prima in Ungheria poi a Fiume, città scelta dalla nonna perché c’era il mare e quindi con un’ulteriore via di fuga. A fine marzo del 1944, nella loro casa arrivarono i tedeschi ed iniziò il lungo viaggio verso quella che Andra definisce “nuova vita”. “Ci adattammo presto, anche ai -12 gradi di quel periodo, forse perché eravamo bambine ed incoscienti di ciò che stava accadendo, forse perché eravamo sempre insieme” racconta Andra nella sala della resistenza di Palazzo Ducale di fronte ad istituzioni, autorità militari e religiose e decine e decine di studenti. Tutti ad ascoltare quei dettagli in silenzio interrotto da un applauso solo quando la donna afferma che “ancora oggi non capisce la differenza tra un ebreo ed un cattolico”. Ricorda di non aver sofferto la fame, ricorda che la madre ogni sera ricordava alle due sorelle come si chiamavano, il cuginetto Sergio che a differenza loro è morto nel campo di concentramento. Il tatuaggio che porta ancora con orgoglio per mostrare che lei ha vinto. Per motivi familiari a Palazzo Ducale non è potuta essere presente la sorella Tatiana. L’iniziativa è stata aperta dai saluti del prefetto Enrico Ricci ed Eleonora Petracci, in rappresentanza della provincia di Massa Carrara, ed un’orazione storica del sindaco Alessandro Volpi.