cave colonnataSarebbe ora che il Vice Sindaco e Assessore al marmo di Carrara iniziasse a pronunciare parole di verità invece di continuare ad usare parole di convenienza, buone solo a “lisciare il pelo” di un’opinione pubblica che si vuole maldestramente ammaestrare per realizzare le proprie fortune politiche.

Nell’Amministrazione di Carrara ha preso campo un fare misto di indolenza e supponenza che riposa su un letto “d’ignoranza”. E’ una ignoranza che crea pregiudizi e intolleranza.

Le imprese hanno investito di più: non si pretende, anche se sarebbe buona cosa, che in Comune qualcuno leggesse le analisi e gli studi prodotti da organismi dei quali, peraltro, lo stesso Comune fa parte;  sarebbe sufficiente l’evidenza dei fatti,  se qualcuno frequentasse maggiormente le cave o gli insediamenti al piano. Le imprese hanno investito per il miglioramento dell’Ambiente e della Sicurezza, come testimoniano il venir meno di fenomeni critici  e le risultanze delle ripetute verifiche e controlli da parte dell’Ufficio cave e Ufficio Ambiente dello stesso Comune, di Arpat  e ASL. Dimenticare poi che il comparto del marmo ha continuato a rappresentare l’ossatura principale dell’economia e del lavoro locale, malgrado la mutazione storica intervenuta nel settore lapideo a seguito della scomparsa della lavorazione del granito, denota una superficialità incompatibile con il ruolo di amministratore che si ricopre.

Con la baldanza della demagogia si cerca strumentalmente di mettere alla berlina il mondo delle imprese del marmo, dipinto come un agglomerato retrogrado che non intenderebbe “pagare di più”. Ribadiamo che non è una questione economica:  le imprese hanno pagato, anche i cosiddetti Beni estimati, come dimostrano i fatti. Se la città non vede il ritorno di queste entrate, la responsabilità risiede nella incapacità di gestione dell’Amministrazione: forse il fatto che a Carrara i progetti Piuss siano ancora al palo, mentre a Massa siano state realizzate da due anni Piazza Aranci e Piazza Mercurio, dipende anche questo dalle imprese del marmo?

Il cambiamento le imprese lo hanno praticato, affrontando positivamente le sfide di una competizione inedita. Avremmo voluto avere al nostro fianco un’Amministrazione consapevole e impegnata in quel Progetto strategico di riassetto dei bacini marmiferi e di sviluppo del settore, che pure faceva parte del suo programma politico sin dalla prima legislatura: invece declama un generico cambiamento ma, di fatto, crea i presupposti per la scomparsa delle attuali attività.