“Dopo quello che è successo con la Commissione grandi rischi de L’Aquila, probabilmente la comunicazione della Protezione civile di ieri sera nasce dalla necessità di voler evitare rischi per l’incolumità della cittadinanza. Infatti, è la prima volta che abbiamo un ‘allerta preventivo’ per un terremoto in Italia. Mi chiedo, allora, come funzioni questo meccanismo e cosa possono fare i sindaci che rischiano di essere lasciati soli”. Ad affermarlo il primo cittadino di Fabbriche di Vallico e presidente di Uncem Toscana, Oreste Giurlani, uno dei sindaci della Valle del Serchio e della Garfagnana, che ieri si è visto recapitare il fax con l’allerta terremoto: “La comunicazione arrivava dalla Protezione civile nazionale, ci diceva di stare in massima allerta perché si prevedevano forti scosse di terremoto – spiega ancora Giurlani – Da allora, però, siamo stati lasciati soli. Come Sindaci, ci siamo riuniti e abbiamo pensato che dovevamo innanzitutto avvertire i cittadini”. E allora via con i social network ma non solo: “I nostri volontari e le associazioni hanno fatto un grande lavoro con il porta a porta. Ci siamo ritrovati – prosegue Giurlani – a gestire un lavoro immane per far alloggiare i nostri cittadini in strutture protette: dei 700 abitanti del mio Comune 380, tra cui anche disabili e anziani, sono stati sistemati in una scuola a norma e in tre edifici che ho requisito”.

Questo pomeriggio arriverà nella zona il Capo della Protezione civile Gabrielli: “Forse spiegherà meglio le motivazioni dell’allarme di ieri, dato che già alle 4 della notte un’altra comunicazione lo ridimensionava. A noi servono parole chiare. Dobbiamo dire ai cittadini se possono tornare nelle loro case. Oppure predisporre un sistema di accoglienza che sia più organizzato – conclude Giurlani – Ad ogni modo quella di stanotte è l’ulteriore prova che bisogna strutturare meglio il servizio di Protezione civile del Paese. Definire i ruoli e non lasciare soli i sindaci, in questi casi, è la priorità assoluta”.