Sui quotidiani di oggi leggo di un episodio di violenza ai danni di un adolescente avvenuto all’interno di una comunità familiare dello spezzino.

Premesso il fatto di non conoscere, se non per averne letto sui giornali, a fondo e nei dettagli la vicenda con la sua evidente complessità dietro all’affidamento di un minore presso una comunità familiare su indicazione del tribunale dei minori di Genova, rimango interdetta  sull’uso, a mio parere poco ponderato, che spesso viene fatto dell’affidamento a tali strutture che al contrario dovrebbero risultare l’ultima ratio come rimedio di una difficile situazione educativa all’interno della famiglia, da valutare attentamente caso per caso.

Penso invece che occorra pensare a diversi modelli di welfare che supportino e aiutino la famiglia a risolvere i problemi al suo interno.

Mi domando come sia possibile che a un minore sia impedito di vedere i suoi familiari nelle due settimane iniziali di inserimento e, ancor più grave, avere contatti telefonici.

Tutto questo fatto passare come un passaggio utile e positivo per la sua maturazione.

Tanto utile e positivo che l’adolescente in questione si è trovato in una situazione violenta senza poter chieder aiuto in una struttura che doveva proteggerlo, tutelarlo e garantirgli un ambiente educativo più consono al suo percorso di crescita.

Rimango ancor più inorridita quando, sempre leggendo sulla cronaca, apprendo che al ragazzo è stato chiesto di non parlare del brutto episodio accadutogli e, peggio ancora di raccontare un’altra versione dei fatti. Davvero inammissibile sotto tanti profili non ultimo quello educativo.

Più che di case famiglia sembra che siamo di fronte a strutture usate come case di correzione piuttosto che di contenzione.

Se è così, se si fa un uso distorto di luoghi che dovrebbero aiutare le famiglie e i minori in un modo accogliente, allora anche le modalità di approccio e di ricorso a queste strutture da parte dei tribunali dovrebbe essere rivista.

Tra le motivazioni dell’affidamento familiare predominavano in assoluto le condotte di abbandono e/o di grave trascuratezza della famiglia di origine, cui seguivano problemi prevalenti di tossicodipendenza e, infine, i gravi problemi economici.

Tornando ai dati attuali, i problemi relazionali e l’inadeguatezza genitoriale conservano la loro importanza anche tra i motivi secondari, ma qui appaiono con forza difficoltà contingenti dei nuclei familiari – ma che rischiano di cronicizzarsi – ovverosia: problemi economici della famiglia, problemi abitativi, problemi lavorativi di uno o entrambi i genitori.

E’ evidente che le soluzioni non possono che essere adottate attraverso modelli di welfare che diano sostegno direttamente alle famiglie.

Sara Vatteroni