Da 86 a 51 in tutta Italia, da 10 a 4 in Toscana. Il riordino delle province è cosa fatta. Il governo ha deciso, mettendo in pratica i tagli annunciati, in base ai parametri di popolazione e superfice, con alcune deroghe. Il quadro che emerge in Toscana riserva molte sorprese: la città metropolitana di Firenze comprenderà anche le limitrofe Prato e Pistoia; Arezzo farà provincia a sé: Grosseto e Siena si uniranno e nascerà la macro provincia del nord e del litorale, cioé Lucca, Massa-Carrara, Pisa e Livorno.

“A parte il fatto che Arezzo sia riuscita per poco a mantenere la sua autonomia, per il resto trova sostanziale conferma l’idea iniziale del presidente Rossi delle tre aree vaste – è il commento a caldo di Oreste Giurlani, presidente di Uncem Toscana – Una decisione che sembra avere una sua logica, soprattutto nell’unire Prato e Pistoia a Firenze, creando una importante area centrale, nevralgica per tutta la Regione”.

Preso atto della decisione dell’esecutivo, si tratta adesso di vedere come reagiranno gli enti interessati: “A questo punto spero che ogni ragionamento legato a logiche campanilistiche debba essere abbandonato – continua Giurlani -. Oltretutto le aree che si vanno a costituire sostituiscono le province, non i comuni. Quindi, per esempio, non capisco la grande avversità di Prato a stare insieme a  Firenze. Qualche dubbio, casomai, può nascere dal concentrare nello stesso ente ben 4 delle attuali province, cioé Lucca, Massa-Carrara, Livorno e Pisa, anche se mi pare comunque una soluzione più omogenea e sostenibile di quanto non fosse quella che accorpava Pistoia e Prato all’area del nord della regione”.