La (non) decisione adottata lunedì scorso dal Consiglio regionale toscano conferma la sottovalutazione di un tema che va ben al di là dell’ente locale Provincia ed una conduzione politica a mio avviso sbagliata che ha teso ad avallare, ad iniziare dal Presidente della Regione, il criterio delle maxiprovince, piuttosto che agire politicamente, nel rispetto dei requisiti fissati dal governo, su una proposta di deroga che, sostanzialmente, avrebbe riguardato solo la realtà di Prato e Pistoia. Il tutto, va sottolineato, senza che ad oggi vi sia chiarezza sulle future funzioni del nuovo ente intermedio.
A questo punto, la proposta dell’ex Presidente della Provincia della Spezia, oggi Commissario straordinario, Fiasella, merita una seria valutazione.
Ho sempre considerato che la Provincia di Massa Carrara dovesse sentirsi “più toscana” ed utilizzare maggiormente la brand Toscana.
Di fronte però a ciò che si va delineando in relazione al cosiddetto riordino delle Province, che avrà ben più rilevanti effetti sull’articolazione a livello periferico dello Stato, e agli scenari di soluzioni semplicemente irragionevoli di una maxi provincia, (sia quella verso Prato, sia verso quella di Livorno), nella quale sarebbe inserita Massa Carrara, è ragionevole “aggiornare l’agenda”.
Di là della contiguità territoriale, che comunque costituirebbe di per sé un’utilità in previsione di eventuali trasferimenti del personale di vari enti e dell’ubicazione dei vari uffici, e di quella storica e culturale, si possono aprire nuovi scenari sotto il profilo dello sviluppo economico; particolarmente nel segno del settore turistico ed in quello infrastrutturale: il nostro problema non è lo “sbocco” a sud o a est, ma quello a nord di collegamento con la Pianura padana ed il suo tessuto economico. La realizzazione del corridoio plurimodale TiBre, (per quanto ci riguarda più da vicino la linea ferroviaria Pontremolese), finora timidamente sostenuto nelle politiche regionali che hanno privilegiato l’asse Bologna-Firenze, ne rappresenta l’anello fondamentale.
La pronuncia della Cassazione sull’iniziativa assunta dalla Provincia di Piacenza offre una possibilità di ragionare concretamente anche nella nostra Provincia su una prospettiva che, fino ad ieri, era agitata a mo’ di slogan. Peraltro, nella circostanza di realizzazione della maxi provincia, prevedo che tra un po’ di tempo, le spinte centrifughe nella zona della Lunigiana siano comunque destinate ad aumentare.
Nota di cronaca. La Provincia di Piacenza attraverso un atto del consiglio provinciale ha deliberato l’indizione di referendum per il passaggio ad altra regione. La richiesta è stata presentata alla cancelleria della Corte di Cassazione il 27 settembre. Il 23 ottobre la cassazione ha emesso la sentenza di ammissibilità del referendum
