E’ doveroso anzitutto dire che la riforma che il Governo tecnico ha pianificato per le province sia una mezza porcheria. Personalmente ero e sono convinto che si dovesse procedere eliminandole del tutto e riorganizzando il sistema degli enti locali e delle regioni in modo più appropriato allo sviluppo che i territori e le politiche ad essi legate hanno avuto nel corso dei decenni.
Purtroppo, non è il primo né sarà l’ultimo errore che Monti e compagni hanno fatto e faranno, forse anche “costretti” dalle urgenze di un momento certamente non facile.
Resta il fatto, non marginale, che tale riforma sia Legge e che nell’ambito della Legge, così come approvata, le regioni fossero chiamate ad avere un ruolo importante nel proporre accorpamenti tra le province esistenti.
La Regione Toscana lo ha fatto malissimo. Con la risoluzione votata a strettissima maggioranza (25 voti favorevoli, contro 24 contrari) infatti il Consiglio Regionale ha consumato uno strappo definitivo ed insanabile tra il territorio dell’alta Toscana e la Toscana “che conta”.
Il Presidente Rossi ed il PD (salvo qualche eccezione), ma con loro anche, inspiegabilmente, l’Idv, hanno sostanzialmente delegato il Governo a costituire una mega provincia che comprenda Livorno-Pisa-Lucca-Massa-Carrara (con capoluogo Livorno) oppure, con la loro “non scelta” e la loro “non chiarezza” lo hanno addirittura sostanzialmente legittimato ad andare avanti su un’ipotesi ancora più fantasiosa ed assurda, che sarebbe quella già originariamente avanzata dal governo, di costituire la provincia di Prato-Pistoia-Lucca-Massa-Carrara (con capoluogo Prato).
In verità, si appalesano come assurde, antistoriche e quant’altro, entrambe le ipotesi. Lo sono un po’ per tutti i territori interessati, ma lo sono oltre i limiti della mortificazione per quei territori come la Lunigiana e la nostra provincia che di marginalità, di distanza dai luoghi in cui si decide, di attenzione e di considerazione hanno da sempre sofferto, subendo spesso scelte penalizzanti in ragione di questo, oltre che di una forza numerica di cittadini e politica indubbiamente scarse. La “nostra” nuova provincia avrebbe, peraltro, una dimensione ed una popolazione sproporzionate rispetto al quadro regionale che viene prospettato: un altro segno di insensibilità, di disinteresse, di ingiustizia.
Questa ulteriore decisione “contro” il territorio, contro un pezzo del proprio territorio, non può rimanere senza conseguenze e deve farci riflettere sul senso che può avere, a maggior ragione per un domani che ci vedrà andare a Livorno o a Prato per parlare con il Prefetto o con il Questore (eccetera, eccetera), se possa valer la pena di continuare ad essere parte di una Regione che non manca di dimostrarci che non ci vuole o che ci vuole solo quando a qualcosa le possiamo servire (di rado in vero).
Il coraggio che è mancato al Governo per eliminare del tutto le province ed evitare quindi, tra l’altro, questo conflitto diffuso sui territori di tutta Italia; il coraggio che è mancato a Rossi e alla maggioranza del Consiglio Regionale della Toscana per proporre e lottare per una suddivisione seria ed intelligente del territorio toscano nelle nuove province; quel coraggio, credo, dobbiamo averlo noi adesso attivando un processo che ci porti a scegliere a chi debba essere collegato il nostro territorio, per il nostro meglio, per il nostro futuro: a quale provincia ed a quale regione, anche diversa da quella Toscana che sin qui – a mio avviso – ci ha spesso maltrattato e sempre mal sopportato.
Abbiamo il diritto ed il dovere di farlo.
