Mentre sta andando avanti l’ipotesi di lavoro relativa alla deperimetrazione del Sin, il sito di bonifica di interesse nazionale di Massa e Carrara, alla quale stanno lavorando in questi tempi la Provincia di Massa-Carrara e le istituzioni locali, buone notizie arrivano dal ministero, o almeno si possono ritenere tali.
La direzione generale per la tutela del territorio del Ministero dell’ambiente ha comunicato alle istituzioni locali (Regione Toscana, Provincia di Massa-Carrara e Comuni di Massa e di Carrara) la sua valutazione positiva rispetto alla richiesta che le stesse istituzioni avevano fatto a fine agosto di una diversa valutazione della ripartizione del danno ambientale per le aziende incluse nel Sin. La valutazione positiva, già anticipata verbalmente alle istituzioni locali dall’assessore regionale Annarita Bramerini, ha ora l’ufficialità sottoscritta in un documento firmato dal direttore generale, Maurizio Pernice.
Come si ricorderà alla fine del mese di agosto l’assessore Bramerini, il presidente della Provincia, Osvaldo Angeli e i due sindaci, Roberto Pucci e Angelo Zubbani, avevano inviato alla stessa direzione del ministero una richiesta con lo scopo di dare una accelerata decisiva verso la definizione delle questioni pendenti e
chiedere una diversa valutazione della ripartizione del danno ambientale per le aziende incluse nel Sin.
Sulla base dell’accordo sottoscritto nel marzo scorso era stata redatta un’ipotesi di costi stimati per quello che riguarda la messa in sicurezza d’emergenza (63 milioni di euro) e per il danno ambientale (86 milioni di euro), con tanto di ripartizione, per il danno, di una quota pari al 30% a carico di tutti i proprietari (eccetto le aree non impattanti) e per il 70% ripartito tra i proprietari con attività considerate ad alto impatto.
Tutto questo portava ad una ipotesi di costi da sostenere, per il solo danno, in un intervallo compreso tra i 10,15 e 29,90 euro al metro quadro.
Costi, come scrivevano le istituzioni nell’agosto scorso, insostenibili per le attuali imprese esistenti anche in considerazione che le stesse, nella quasi totalità dei casi, sono sicuramente non responsabili dell’inquinamento storico rintracciato nelle falde. Da qui la richiesta di diversa valutazione della ripartizione del danno ambientale che consenta di richiamare in causa gli inquinatori storici e reali a cui sarebbe addebitato l’80% del danno ambientale, portando quindi i costi di transazione per le singole aziende attualmente proprietarie ed incolpevoli in un intervallo compreso tra i 6,5 e i 10,4
Da quella richiesta si è ora arrivati alla valutazione positiva della direzione del ministero.
La proposta adesso dovrà essere presentata, per l’opportuna verifica, alla Conferenza Stato/Regioni, procedura per la quale la Regione si attiverà nel più breve tempo possibile.
