“Bisogna distinguere il grano dal loglio, tra chi è onesto e chi no. C’è ancora la possibilità che i cittadini lo facciano se la politica reagisce, se non sta ferma, imbambolata, impaurita. Se nella politica gli onesti, che sono tanti nei vari schieramenti, reagiscono credo che cittadini sapranno distinguere. Il problema è la credibilità delle istituzioni. Se domani la mia proposta, per quanto modesta, fosse condivisa sono certo che verrebbe apprezzata da tanti cittadini”.

E’ uno dei passaggi dell’intervista che il presidente Enrico Rossi ha rilasciato a Ruggero Po, conduttore della trasmissione “Radio anch’io” di Radio Rai 1, andata in onda questa mattina e dedicata al tema dello scandalo della Regione Lazio.

Ecco la “modesta proposta” del presidente Rossi: “Siamo in situazione di emergenza democratica. Il governo intervenga, di intesa con le Regioni e, lasciando per un momento da parte l’autonomia statutaria che è stata concessa, si assuma un provvedimento di riduzione dei costi della politica, trovando una serie di indicatori: stipendi dei presidenti, degli assessori, dei consiglieri, costi del funzionamento, benefit che vanno aboliti. Garantiamo che dalla Sicilia alla Valle d’Aosta stipendi e costi siano uguali per tutti e portati al livello più basso. Il mio ad esempio è di 6700 euro al mese, in qualche caso la metà di quello di altri presidenti. Sarebbe un segnale importante”.

“Accantonare le Regioni ? Le Regioni sono importanti – ha proseguito il presidente Rossi rispondendo a una domanda – Si è cominciato a dire: la concertazione non serve, i comuni sono troppi, le province sono da abolire (e io sono d’accordo) ora anche le Regioni. Così torniamo allo stato preunitario, in cui comandava un sovrano, un granduca. La democrazia – ha concluso Rossi – ha bisogno di essere articolata”.