Il Ministero ha risposto all’interpellanza urgente presentata dai parlamentari toscani, primi firmatari On. Silva Velo e On. Ermete Realacci. Una risposta tutt’altro che rassicurante. È confermato infatti il rischio chiusura per decine di uffici postali in Toscana.

Le cifre infatti sono impressionanti: taglio di 173 uffici postali e di 1500 posti di lavoro buona parte dei quali in Toscana, anche se è lo stesso Governo a ricordare che non ci saranno licenziamenti, ma solo, si fa per dire, trasferimenti, mobilità, pensionamenti e quant’altro.

Nella seduta Parlamentare di ieri è stata illustrata l’interpellanza urgente presentata dai Parlamentari toscani del Pd, per capire quali fossero gli orientamenti del Governo in merito al piano di ristrutturazione e riorganizzazione di Poste italiane che prevedrebbe una diversa distribuzione dei territori affidati ai portalettere, con un loro ampliamento e quindi con una conseguente riduzione del numero dei portalettere, la chiusura di numerosi uffici postali, ma anche la chiusura di alcuni centri di smistamento territoriale con particolare riferimento alla regione Toscana.

“Resta sul campo l’oggettivo arretramento della capillarità e della qualità del servizio postale specie dove ce n’è più bisogno. Poste Spa, ricordiamocelo è gestore unico di un servizio che dovrebbe essere universale” attacca l’On. Ermete Realacci, responsabile Green economy del PD.”

“La battaglia continua a tutti i livelli – continua Realacci – insieme all’Uncem, ai tanti sindaci e ai cittadini perché non è accettabile lasciare carta bianca al management di una società di proprietà del Governo per scelte che toccano sul vivo la qualità di vita di centinaia di migliaia di persone e comportano l’abbandono di interi territori. Il ministero di fatto pare che lasci libera Poste Spa di fare ciò che più gli aggrada: ma su questo argomento non ci può essere solo l’obiettivo del profitto perché il servizio deve essere universale, perché ci sono molte agevolazioni dirette e indirette di cui il gestore unico beneficia perchè è decisivo il mantenimento del servizio nella aree periferiche, quelle peraltro dove spesso non c’è nè banda larga nè un alto livello di capacità informatiche. Un conto infatti è una giusta razionalizzazione, altra cosa è tagliare drasticamente un servizio importante per il territorio ed essenziale per i cittadini, anche per sostenere il mantenimento delle comunità e di molte attività economiche a partire dal turismo.”

Dalla risposta del governo esce appunto confermato “che la prevista riduzione delle zone di recapito in tali regioni (da 9.766 a 8.356) produrrà un’eccedenza complessiva di personale pari a 1.591 unità, buona parte delle quali collocate nella sola regione Toscana. In questa ultima regione – come è noto alle stesse organizzazioni sindacali – le riduzioni riguardano: 479 risorse nell’intero settore del recapito; 130 risorse, cioè da 245 a 115 presso il Centro di meccanizzazione postale di Pisa. A tali contrazioni, oltre a far riscontro un incremento della dotazione del Centro di meccanizzazione postale di Firenze (dagli attuali 556 dipendenti a 605) non seguirà comunque secondo quanto espressamente assicurato alcun licenziamento, avendo la società previsto la ricollocazione del personale in altre strutture territoriali sia mediante percorsi pianificati di formazione e riqualificazione, sia mediante la valorizzazione delle opportunità offerte dai processi di mobilità”.

Proprio per denunciare tale situazione, che penalizza la regione Toscana, su sollecitazione di UNCEM Toscana era stata presentata a luglio dai deputati del Pd Realacci, Velo Mariani, Cenni, Albini, Lulli, Ventura, Mattesini, Gatti, Rigoni Sani, Fontanelli un’interrogazione parlamentare per chiedere l’intervento del Ministro dello Sviluppo Economico affinché – anche attraverso la promozione di una concertazione tra Poste Italiane Spa ed Enti locali – sia garantita l’effettiva erogazione di un servizio pubblico di qualità nel rispetto del contratto di servizio postale universale”, per protestare contro il piano di chiusura e razionalizzazione presentato da Poste italiane ad Agcom.

“Non è concepibile il comportamento del ministero – commenta il Presidente di UNCEM Toscana  – non si può lasciare che Poste faccia ciò che vuole senza alcun confronto serio con tutti i soggetti coinvolti. Dato che il Governo è al tempo stesso proprietario dell’azienda e concessionario del servizio, l’interpellanza, chiedeva al Governo di intervenire e chiedeva se questo piano di riorganizzazione fosse ritenuto compatibile con gli obiettivi del contratto di programma e con il principio dell’universalità del servizio. Ma anche il Governo chiude le porte. Saranno colpiti soprattutto gli uffici collocati in località minori, in montagna, in territori in cui il disagio si moltiplicherà perché sono territori con popolazione anziana, con difficoltà ad essere serviti dal servizio di trasporto pubblico locale e spesso anche non adeguatamente raggiunti dalla banda larga e che, quindi, hanno impossibilità di accedere anche ai servizi online. Continueremo con l’On. Realacci la mobilitazione a difesa dei diritti delle fasce deboli della popolazione.”