Ci vuole un bel coraggio a rivolgersi con toni di sfida a chi ha vissuto e vive sulla propria pelle le conseguenze di una tragedia devastante.
Ci vuole rispetto e lei, caro sindaco, questa volta non ha scusanti.
Non si tratta solo e soltanto di scelte politiche (spesso sbagliate), ma di come un primo cittadino dovrebbe e deve rivolgersi a chi è chiamato a tutelare.
Subire critiche, (lei che ha scelto di svolgere la funzione di pubblico ufficiale nelle Istituzioni democratiche dovrebbe saperlo) è legittimo.
Lo spostamento dell’impianto dal Mulino e l’anticipo dei risarcimenti promesso in gennaio, non sono aspetti di secondo piano, ma esigenze basilari e primarie della gente che non possono essere disattese.
Chi si assume l’onore di amministrare una comunità deve essere pronto a rispondere senza utilizzare modi e toni che potrebbero offendere l’interlocutore, ancor più se è stato vittima di una tragedia che gli ha lasciato vistose ferite.
Non è possibile che chi non si allinea o non condivide l’operato di chi “comanda” (si, comanda) sia tacciato di essere un nemico o del reato di lesa maestà rischiando il pubblico ludibrio.
Sa, a volte generare molte attese e poi deluderle è controproducente, a volte sarebbe meglio scegliere il basso profilo e lavorare, come i legali delle vittime e le Istituzioni deputate stanno facendo con impegno e in silenzio.
Sperticarsi, come ha fatto, in una fila di domande retoriche rivolte con parole di fuoco ad un interlocutore che non può risponderle, non le fa onore.
Farlo usando espressioni che non rispettano le opinioni altrui ed ancor di più tacciando il prossimo di chissà quali congetture è davvero fuori luogo.
La smetta di strumentalizzare tutto e tutti.
Si scusi, signor sindaco o si dimetta.
Per il bene di tutti.
