SI TERRANNO lunedì mattina alle 9,30 dall’obitorio i funerali di Lucio Cappè, l’uomo di 47 anni ucciso da un blocco di marmo nella cava 102 di Gino Mazzi venerdì mattina. I familiari hanno potuto decidere la data del rito funebre dopo che il magistrato Rossella Soffio ha rilasciato il nulla osta nominando l’anatomo patologo Susanna Gamba della Spezia per l’esame esterno.
SE I LAVORATORI parlano per lo più di una manovra avvenuta fuori da ogni protocollo e la stessa Maura Pellegri ha definito la tragedia «un episodio che si poteva evitare, non certo una fatalità», il nipote di Gino Mazzi, il consigliere comunale Fabio Traversi, che lavora da tempo in quella ditta, difende a spada tratta l’operato dell’azienda.
«PER AVERE maggiori dettagli dobbiamo aspettare la relazione dell’ingegner Pellegri. Tuttavia quell’operazione di taglio fa parte dell’abc del lavoro in cava. Se ne fanno mille ogni giorno in tutte le cave. Per giunta quella zona è una delle più pulite, con un piazzale sicuro, largo, a cielo aperto. Ogni manovra si svolge nella massima sicurezza. Addirittura in quella mattinata c’erano al lavoro anche i tecchiaioli per pulire per inserire nel monte una sonda di stabilità. Gli accorgimenti per la sicurezza sono stati adottati tutti. Si tratta di una fatalità — prosegue Traversi —: lui si trovava in un punto sbagliato nel momento sbagliato. Capisco che adesso ci sia una grande ansia di trovare un colpevole. Quando con mia zia Rina Mazzi mi sono recato nella tabaccheria della moglie ci hanno sbattuto fuori a spintoni. Nessuno ha volto parlare con noi che volevamo portare le nostre condoglianze alla vedova. Anche nel piazzale il fratello ha inveito contro la direzione. Sono atteggiamenti che in altre situazioni non andrebbero tollerati, ma di fronte alla morte di un congiunto le reazioni sono tutte lecite. Lucio Cappè era un operaio con un’esperienza decennale. Era venuto a lavorare da noi dallo scorso marzo ed era molto contento di essere arrivato in un’azienda seria e sicura. Ripeto quello che è accaduto è stato una fatalità».
da La Nazione
