Questa mattina, in Consiglio regionale, il Coordinatore regionale PdL Massimo Parisi e il Capogruppo in Regione Alberto Magnolfi hanno ufficializzato e formalmente presentato il progetto PdL di riorganizzazione delle provincie toscane condiviso nella giornata di ieri con i vertici provinciali del Partito e riassunto nel comunicato che segue:
“Il frenetico protagonismo del presidente Rossi e dell’assessore Nencini – dice il Pdl regionale in una nota – sulla questione del riordino delle province sta esasperando tutti i problemi senza risolverne alcuno. La Giunta ha scatenato la ‘guerra dei capoluoghi’ spargendo promesse che allo stato sono completamente irrealizzabili. In generale viene prospettata la soluzione delle 3 aree vaste, concepita ben prima della riforma Monti, che contiene un equivoco di fondo. Il riordino delle province, secondo la legge nazionale, prevede il dimezzamento del numero di questi enti ma non certo la creazione di 3 sub-regioni di estensione spropositata e prive di un minimo di omogeneità territoriale”.
Per il Popolo della Libertà: “Le aree vaste rappresentano una dimensione utile per la programmazione di taluni aspetti della politica regionale e per l’eventuale gestione di servizi associati, ma non possano trasformarsi in Enti come sono, invece, le province che rappresentano un territorio e amministrano funzioni delegate”.
Se la strada presa dal Parlamento “fosse stata quella di abolire completamente le provincie – prosegue la nota -, come il PdL ha più volte sollecitato, il concetto di area vasta poteva trovare spazio nel generale riordino di tutti i poteri che stanno tra la Regione e i Comuni. Ma non è questa l’operazione che siamo chiamati a fare nel momento in cui si parla di mero riordino delle attuali province tramite il loro accorpamento”.
“Quello di Rossi è un disegno di impoverimento del tessuto autonomistico della Regione – dice ancora il Pdl -, destinato a diluire degli uffici essenziali dello Stato in entità territoriali vastissime con una ripercussione profondamente negativa sulla qualità della vita dei cittadini. Infatti, tutti gli uffici periferici dello Stato, a termini di legge, dovranno essere riorganizzati tenendo conto delle nuove ripartizioni provinciali. Se queste ultime dovessero coincidere con le tre aree vaste i cittadini toscani sarebbero costretti ad inseguire servizi essenziali (dalla Prefettura alla Questura, alla Agenzia delle Entrate e del Territorio, all’INPS) a decine o, persino, centinaia di chilometri dai loro luoghi di residenza”.
Il Popolo della libertà infatti sottolinea come “In particolare nella Toscana centrale, la proposta di Rossi, porterebbe a prevedere la nascita di una nuova ed anomala entità frutto della fusione tra la città metropolitana di Firenze, come tale oggetto di specifica previsione costituzionale e di leggi ordinarie, con due delle attuali province, con il risultato di costituire, naturalmente solo sulla carta, un città «metropolitana frankenstein» nei cui confini, dal punto di vista territoriale e socio-economico, si raccoglierebbe tutto e il suo contrario”.
Ecco, quindi, che “Occorre muoversi sul terreno del realismo senza violentare la storia e il territorio regionale. Se l’obiettivo dichiarato è quello di ridurre alla metà il numero delle province, in Toscana questo obiettivo è a portata di mano: ferma restando la città metropolitana di Firenze, Arezzo ha già nella sostanza i numeri per vedere confermata la sua Provincia, mentre accorpamenti assolutamente naturali, secondo i criteri proposti dal Governo, risultano quelli tra Pisa e Livorno, Lucca e Massa-Carrara, Prato e Pistoia, Siena e Grosseto”.
“Questa soluzione che il PdL regionale (Partito e Gruppo consiliare) formalmente propongono – prosegue la nota -, è già realizzabile nel rispetto della legge nazionale approvata dal Parlamento, con l’unica modesta deroga, eventualmente da richiedere, per quanto riguarda la dimensione territoriale della provincia di Prato-Pistoia. Deroga che, fra l’altro, potrebbe non essere necessaria se taluni Comuni destinati a ricadere nella città metropolitana di Firenze ritenessero, nella loro autonomia, di unirsi alla nuova «provincia manifatturiera» della Toscana centrale”.
E sulla questione interviene anche il Coordinamento provinciale del Popolo della Libertà di Lucca il quale non perde occasione per esprimere “vivo apprezzamento per la proposta di riordino delle province toscane formalizzata quest’oggi dalla segreteria e dal Gruppo regionale. Una proposta totalmente sovrapponibile e completamente in linea con le indicazioni avanzate, in sede locale, dal partito e condivise con i rappresentati territoriali. Un segno di coesione e di forte unità che, anche sul tema del riassetto istituzionale, lega il territorio alla direzione regionale del PdL”.
da Lo Schermo
