La situazione delle Società della Salute non è precipitata negli ultimi giorni, come afferma il Presidente Varese, semplicemente perché da sempre le SdS sono da ritenersi  inutile fonte di spesa nel complesso sistema di organizzazione amministrativa e di programmazione del sistema sanitario. Il fatto che, con colpevole ritardo, il Governatore Rossi se ne sia reso conto è grave, ma evidentemente finora avevano prevalso logiche che la crisi del sistema sanitario toscano non può più sostenere.

Ha ragione invece il Presidente Varese quando dice di non comprende come il presidente Enrico Rossi possa rinnegare le SdS, visto che è stato proprio lui, quando era assessore regionale alla sanità, a volere con forza la creazione dell’ente per creare un nuovo centro di potere e clientela. Tuttavia sono stati i fatti a bocciare questo progetto, frutto dell’ostinata volontà di creare strutture e sovrastrutture per controllare il territorio quando quelle stesse funzioni, ovvero il sociale ed il sanitario, potevano essere gestire da Comuni e Ausl. Un progetto, come ormai tutti sanno, dichiarato per certi aspetto anche illegittimo nella sua stessa natura anche dalla Corte Costituzionale due anni orsono.

Anzichè parlare di “cassandre del centrodestra” il Presidente Varese dovrebbe riconoscere che le nostre riflessioni erano, e sono, giuste ed opportune. Anchi i conti, ma non solo, lo dimostrano: leggendo il Bilancio di esercizio 2011 della SdS della Lunigiana, per esempio, nonostante l’ottenimento di finanziamenti aggiuntivi dalla Comunità Montana, segnaliamo una perdita di esercizio di 311.596 euro. Inoltre notiamo maggiori uscite per l’ammontare complessivo di 539.340 euro. I debiti verso i fornitori sono aumentati di 1.931.546 euro rispetto al 2010 ed ammontano ora a 8.709.838 euro. I costi della produzione, alla voce “oneri vari di gestione” sono saliti  di 21.772 euro. Il Collegio sindacale costa 13.597 euro, il Consulente fiscale 10.264 euro, l’ufficio stampa 8.022 euro, il Progetto accreditamento 19.800 euro senza dimenticare 7.520 in rimborsi spese. Il Conto economico dell’attività sociale stima in 3.729.477 euro il valore della produzione, in 3.427.421 i costi della produzione, in 195.000 euro la perdita.

Una sovrastruttura che i cittadini non si possono più permettere, i servizi e le funzioni importanti ed utili sono infatti demandabili ed organizzabili (come già avveniva in passato) senza dover mantenere con esse le superflue e pesantissime spese di un soggetto giuridico autonomo, della sua gestione e del suo contorno.

Prendiamo atto, dunque, che anche il PD, tramite il suo parlamentare di riferimento sul territorio provinciale, convenga su un’opportunità che da anni il PDL reputa ineludibile. “Se non ora quando ?” recitava uno slogan caro alla sinistra, lo prendiamo in prestito volentieri per richiamare tutti al senso di responsabilità che i principi ed i criteri di razionalizzazione e risparmioimpongono per il bene comune.

Jacopo Ferri           ​Stefano Mugnai