«Voragine da 400 milioni dovuta a un’errata impostazione strutturale». Mentre i revisori dei conti denunciano un buco alle stelle e nuovi debiti per 55 milioni, l’assessore regionale alla Sanità, Luigi Marroni, invita all’avanti tutta per non cambiare il trend positivo della sanità toscana.
Nel Report sul Sistema di valutazione della performance della sanità toscana relativo al 2011, l’amministratore ha dichiarato: «Per il 2011 il rapporto mostra un trend positivo degli indicatori di qualità, di efficienza e di appropriatezza, e un equilibrio economico finanziario assicurato dai bilanci certificati». Del tutto di altri toni invece la denuncia dei consiglieri regionali del Pdl Stefano Mugnai (della commissione Sanità) e Jacopo Ferri (presidente della Commissione d’inchiesta regionale) che evidenziano come i numeri sconfessino il governatore Enrico Rossi e come l’intero sistema sia fallace. Anche per il 2011 sono stati confermati i 55 milioni di deficit. Una voragine che sale quindi a 400 milioni di euro.
«Il deficit previsto — scrivono — era di ‘soli’ 36 milioni, invece la perdita ha un incremento del 98% rispetto all’anno scorso. Cinquantacinque milioni e 776.863 euro: eccolo qui, certificato dalla relazione del collegio dei sindaci il deficit con cui la Asl, protagonista di un crac su cui è ancora al lavoro la magistratura, chiude il suo bilancio 2011. Senza previsione sulle modalità di copertura, per di più.
IL TREND fa spavento: il rosso ha subito un incremento del 98% rispetto al 2010, quando era di poco superiore ai 27 milioni e mezzo. E pensare che nel bilancio di previsione per il 2011 si parlava di una perdita prevista di ‘appena’ 36 milioni». «Questo sconfessa Rossi che ha voluto sempre derubricare il crac come un atto di ruberia messa in atto da un singolo. «I numeri — sostengono i due consiglieri — dimostrano l’esatto contrario, ovvero che quel crac fu generato da un’errata impostazione strutturale della spesa sanitaria in quell’area». Pertanto per il prossimo anno, secondo le previsioni dell’opposizione, c’è da aspettarsi una nuova voragine.
da La Nazione
