La notizia può sembrare strana, come spesso strane sono le buone notizie, talvolta per l’ostica materia affrontata. Faticano a farsi spazio tra le colonne dei quotidiani, ma, comunque, sgomitando, riescono a emergere, almeno sulla stampa di settore. E la news è comparsa sui quotidiani economici nei giorni scorsi: rispetto alla funzione fondamentale del mercato del lavoro e al livello individuato di spesa standard la Provincia di Massa-Carrara è virtuosa perché situata al di sotto della linea di guardia: e la compagnia non è poi così folta se si pensa che in Toscana solo altre due , (Lucca e Livorno), oltre la nostra rientrano nei parametri.
L’ufficialità è sancita dalla rilevazione su dati oggettivi curata da Sose, una società specializzata negli studi di settore, che agisce per conto del Ministero dell’economia e delle finanze e che elabora i dati raccolti per la Copaff, la commissione paritetica per l’attuazione della riforma legata al federalismo fiscale.
Essere virtuosi in questo caso non si traduce in una semplice “patacca” da mostrare in bella vista ma, sulla base della riforma, produrrà vantaggi, o meglio, non produrrà svantaggi, se si rientra nei parametri, nella suddivisione di quello che è il fondo di perequazione nazionale, il contenitore dove sono confluite una serie di misure tra accise, addizionali ed altro ancora, che prima le province riscuotevano direttamente, e dal quale riceveranno un flusso finanziario la cui portata singola non diminuirà se saranno state virtuose.
“La notizia non può che farci piacere – ha commentato Raffaele Parrini, assessore provinciale alle politiche formative e del lavoro. Si tratta di un importante risultato per il nostro Centro per l’impiego, riconosciuto peraltro in modo obiettivo, che comunque non è legato ad un fatto estemporaneo: infatti il rilevamento riguarda la spesa storica ed è indice dell’intenso lavoro fatto in questi anni nella direzione dell’ottimizzazione”.
Ma vediamo di capirne un po’ di più sui “fabbisogni standard”. La rilevazione raccoglie tutta una mole di dati relativa ai centri per l’impiego che vanno dal personale in dotazione alle sedi gestite, al numero e alla tipologia dell’utenza servita, alla specificità dei servizi offerti, al peso delle esternalizzazioni, dati che vengono incrociati con le entrate e con le spese. Il tutto confluisce in un’unica banca dati elaborata da Sose che serve poi a determinare i fabbisogni standard che, nell’impianto federalista disegnato dai decreti legislativi approvati lo scorso anno, servono ad indicare il livello “giusto” delle spese degli enti locali nelle loro funzioni fondamentali.
Chi resta sotto quel livello non subirà tagli rispetto al fondo di perequazione: si esce in questo modo dalla logica dei tagli lineari. Chi starà sopra vedrà scendere inesorabilmente la mannaia sul flusso di finanziamento e se vorrà mantenere gli stessi servizi non potrà far altro che ricorrere a quella che il lessico economico chiama leva fiscale, più direttamente, in linguaggio mediatico, far ricorso al portafoglio dei propri cittadini.
