Perplessità circa le intenzioni della “Ocean Indipendence”, queste esprimono le Rsu dei Nuovi Cantieri Apuania dopo alcuni giorni di riflessione. Seppur il piano industriale non sia ancora stato definito, le tute blu ammettono che alcuni aspetti della vicenda non lascerebbero ben sperare. 16 sedi in tutto il mondo ed appena un’ottantina di dipendenti: queste sarebbero alcune delle informazioni giunte alle orecchie dei lavoratori e certo, non senza sollevare preoccupanti interrogativi sul futuro. Le Rsu sottolineano inoltre che sembrerebbe esserci troppa attenzione riguardo a destinazione e urbanistica delle aree, troppo poca invece rivolta alle potenzialità industriali del cantiere. La “Ocean Indipendence” insomma sarebbe troppo intenta a capire cosa le istituzioni locali sarebbero disposte a modificare nel piano urbanistico per non preoccupare i lavoratori: “Questo rappresenta per noi un indizio chiaro”, affermano, “NCA è un’area industriale e di conseguenza poco dovrebbe importare di urbanistica a chi invece avesse intenzione di insediare una attività di carattere produttivo”. La produzione infatti non sembrerebbe essere prioritaria nella mission della società, che somiglierebbe piuttosto ad un’agenzia di intermediazione per la vendita o il noleggio di mega yacht. Conoscere il numero di mega yacht prodotti in un anno e il numero di quelli riparati, questo ritengono fondamentale le tute blu per salvaguardare i livelli occupazionali. Da tempo disponibili a discutere di privatizzazione e di missione industriale, aprendo anche a produzioni diverse dalla navalmeccanica pesante, i lavoratori comunque temono che manchino tutti i presupposti occupazionali ed industriali per poter credere nell’eventuale operazione: “Crediamo che tutto si possa fare”, affermano, “tranne che barattare un bacino occupazionale di 400 persone con una vetrina di mega yacht di lusso e poche decine di posti di lavoro”. Preoccupante inoltre che l’azienda abbia deciso di affidare le proprie consulenze ed investigazioni su NCA a personaggi poco affidabili, come il Gruppo spezzino Baglietto, in passato al centro di vicende fallimentari. E il timore infine è che si tenti di ripetere l’operazione ventilata anni fa: fare del sito,un grande rimessaggio di yacht con porto turistico e commerciale legato alla nautica.
