“Per evitare i casi Pontremoli serve una scuola di qualità. La risposta? Stesse opportunità di apprendimento per tutti”.

Il Presidente di UNCEM Toscana Oreste Giurlani interviene sul caso della scuola di Pontremoli:

“Non voglio entrare nel merito della decisione presa dal Consiglio dei docenti sui 5 bambini bocciati in prima elementare a Pontremoli; non sono a conoscenza delle effettive e motivate argomentazioni che hanno portato a questa scelta e non è materia di mia competenza. Piuttosto vorrei concentrare la mia riflessione su un altro aspetto, ovvero su quanta responsabilità, in casi simili, possa avere la nuova organizzazione scolastica. Le riforme che si sono susseguite in questi anni hanno tagliato drasticamente gli insegnanti, ci siamo trovati spesso con classi formate anche di 23-25 ragazzi, e in alcuni casi anche di più. Pensiamo davvero che una scuola del genere non abbia responsabilità sulla formazione dei bambini? E’ nelle scuole primarie che ragazzi imparano l’italiano, la matematica, le scienza, la storia del loro Paese, l’educazione civica, che dovrebbe essere lo strumento per una integrazione in una società sempre più multiculturale. Ci sono le condizioni perché ciò possa effettivamente avvenire? Abbiamo voluto una scuola più innovativa senza darle gli strumenti e le risorse umane necessari. Io mi metto nei panni di un insegnante che, in una prima elementare, si trova davanti 25 bambini di 6 anni; ci rendiamo conto delle difficoltà che incontra e delle responsabilità che si porta addosso?

Ma torniamo al caso di Pontremoli. Ammesso che quei bambini dovessero davvero essere bocciati per il loro bene, il problema forse è un altro: erano stati messi in grado di seguire il normale svolgimento delle lezioni con gli stessi strumenti dei loro compagni di classe? Siamo dell’idea che anche a scuola debba essere premiata la meritocrazia, puntiamo ad una scuola di qualità, ma vogliamo anche garantire le pari opportunità di apprendimento a tutti. Come Uncem Toscana ci siamo battuti affinché non ci fossero tagli nelle zone montane, per evitare la creazione di scuole di serie A e scuole di serie B e pertanto anche di bambini di serie A e bambini di serie B. Diciamo no alle politiche che preferiscono la razionalizzazione della spesa per il comparto scolastico, che generano classi “pollaio” a causa dei tagli al personale docente e di sostegno, piuttosto che investimenti seri e mirati nella formazione e nella didattica di eccellenza. Ha ragione il Ministro Rossi Doria quando dice che investire sulla scuola significa investire sulla crescita e sul futuro. Puntare ad una scuola migliore significa riconoscere e garantire a tutti pari diritti e pari dignità: sarà poi il merito a fare la differenza, a valorizzare i più bravi e meritevoli nella società del futuro.”