Si è chiuso nei giorni scorsi, davanti alla Cassazione, il processo a carico di tre militanti imputati per i fatti inerenti alla manifestazione tenutasi il 17 dicembre del 2003 in difesa dei Nuovi Cantieri Apuania di Marina e che aveva già comportato cinque condanne in secondo grado mentre altri tre operai erano stati assolti in primo grado. L’accusa, per tutti, era di resistenza a pubblico ufficiale per aver forzato il cordone delle forze dell’ordine a protezione del casello autostradale.

La Cassazione ha respinto i ricorsi presentati da Simone Ortori, 32 anni, attuale consigliere comunale a Massa di Sel, Rinaldo Valenti, 31 anni e Daniele Lazzoni, 30 anni e ha confermato le condanne a sette mesi di reclusione per resistenza a pubblico ufficiale nei confronti del primo e di cinque mesi per gli altri due. I tre imputati dovranno anche pagare mille euro a testa per le spese processuali.

In appello erano stati condannati, sempre per resistenza a pubblico ufficiale, Manuele Peselli, 29 anni (sette mesi) e Cesare Amadei, 47 anni (cinque mesi). I due non avevano presentato ricorso in Cassazione. In primo grado erano stati assolti altri tre manifestanti, Filippo Ricci, Giovanni Barbera e Simone Michelucci sia dall’accusa di resistenza a pubblico ufficiale che da quella di travisamento perché il giudice Ferri li aveva dichiarati estranei ai fatti.

Durante l’udienza in tribunale a San Martino, fu proiettato anche un video in cui le forze dell’ordine avevano filmato il momento dello sfondamento del cordone composto da polizia e carabinieri nei pressi del casello autostradale di Carrara. E all’esterno del palazzo di giustizia vi era stato anche un presidio pacifico in solidarietà agli imputati. «Al termine di quella manifestazione indetta da Fim, Fiom e Uilm — scrive in una nota la Fiom Cgil provinciale — venne occupato in modo pacifico il casello autostradale di Carrara per dare la giusta visibilità a una vertenza che ieri come oggi vedeva a forte rischio la sopravvivenza di questo importante sito produttivo.In quell’occasione vennero indagate 8 persone a cui furono attribuite le responsabilità di quella azione di protesta.

Nonostante i numerosi attestati di solidarietà che chiedevano di tenere in considerazione la drammaticità di quei momenti — aggiunge la Fiom — si è arrivati alla conclusione negativa dei procedimenti penali che hanno confermato, anche in Cassazione, le condanne penalizzando ulteriormente gli indagati con multe di più di 1000 euro a testa considerando illegittimo il ricorso stesso in Cassazione. Non volendo scendere nei particolari di un processo che ormai ha stabilito la propria sentenza, come organizzazione sindacale che quel giorno fu promotrice della manifestazione, ci sentiamo di dover esprimere tutta la nostra solidarietà e il nostro sostegno ai compagni condannati, che in questi 9 anni hanno dovuto subire le peripezie di un processo in virtù del loro impegno e della loro partecipazione a una manifestazione in difesa di un diritto sacrosanto come il lavoro. La Fiom per questo ha già lanciato un appello ai propri delegati sindacali perchè venga promossa all’interno delle fabbriche della nostra provincia una raccolta fondi per sostenere le spese legali degli compagni».