Il tanto temuto decreto fiscale è stato convertito in legge questa mattina. L’aula del Senato ha votato con 228 voti favorevoli, 29 contrari e 2 astenuti la fiducia chiesta dal Governo al decreto fiscale, convertendolo in legge. Oltre a modificare la disciplina sull’Imu, la nuova imposta sugli immobili introdotta con la manovra correttiva di dicembre, il decreto introduce un’asta per l’assegnazione delle frequenze liberate con il passaggio al digitale terrestre, cancellando il beauty contest previsto dal precedente governo.
Inoltre cambia l’imposta di scopo, che i comuni potranno introdurre fino a dieci anni per finanziare la costruzione di opere pubbliche anche al 100%. Una scelta ovviamente impopolare, che va a gravare sulle tasche dei cittadini, già vessati dalla nuova imposta sugli immobili. I comuni, da parte loro, potranno invece esentare dall’Imu, a loro spese, l’abitazione posseduta da quegli anziani che hanno acquisito la residenza nelle case di riposo.
All’articolo 4 il decreto prevede che i contribuenti potranno pagare l’acconto dell’Imu con ’aliquota base (4 per mille sulla prima casa e 7,6 per mille dalla seconda in poi) entro il 16 giugno e per quest’anno potranno scegliere se pagare l’imposta sulla prima casa in due o tre rate. Chi sceglie le due rate pagherà il 50% entro il 16 giugno e il restante 50% (compreso il conguaglio, che tiene conto della facoltà attribuita ai comuni e al governo di alzare o ridurre l’aliquota) entro il 16 dicembre. Chi sceglie le tre rate pagherà il 33% a giugno, il 33% a settembre e il resto a dicembre.
Ciliegina sulla torta: la nuova tassa sui rifiuti, che avrà un addizionale di 30 centesimi a metro quadrato per i servizi dei Comuni.
