La questione non riguarda il provvedimento preso ieri dalla Procura, dato che il ricorso al Tar è ancora depositato presso il tribunale fiorentino e le parti in attesa di convocazione, come spiega l’avvocato Daniele Granara del Foro di Genova che si è occupato del provvedimento legale. Visionando il documento pesanti appaiono le accuse rivolte all’Amministrazione: sviamento di potere, violazione e falsa applicazione di alcuni articoli della legge regionale e quelli di ragionevolezza ed imparzialità contenuti ancora nella legislazione toscana, infine, violazione del principio del giusto procedimento amministrativo, scaturito dalla mancata partecipazione dei cittadini a tutte le fasi del procedimento. Insomma, ancora una volta, l’accusa è quella di aver anteposto gli interessi privati a quelli pubblici, tramite forzature e trasformazioni di aree a vocazione ambientale ed agricola in terreni edificabili. E nel ricorso appaiono nomi e cognomi di amministratori che avrebbero interesse a cambiare la destinazione di alcune aree a loro unico vantaggio: “i suddetti consiglieri”, si legge nel ricorso, “avevano l’obbligo di astenersi dal partecipare alla discussione ed esame della variante al Piano Strutturale in sede di Commissione in quanto portatori di interessi in conflitto con le previsioni della variante stessa”. E dando un’occhiata ai contributi forniti dalla Regione Toscana nel 2009 in effetti, pubblicati sullo stesso sito del Comune, questi rilevano moltissime criticità ambientali ed infrastrutturali, tra cui quella di un’urbanizzazione diffusa: oltre ad evidenziare la necessità di recuperare e non consumare ulteriore suolo, da Firenze si tiene a sottolineare l’importanza di qualificare le aree agricole, in particolare quelle collinari, tutelare i terrazzamenti delle colline di Candia incentivare le attività silvo-pastorali e il recupero del patrimonio edilizio esistente. “Abbiamo saputo che l’Amministrazione avrebbe attuato diverse modifiche”, afferma Granara, “abbiamo così richiesto un aggiornamento documentato: il Comune ha 30 giorni di tempo per rispondere”.